Tutte le aziende che operano sul Web o che vi si appoggiano come strumento operativo complementare, prima o poi si trovano a dover fronteggiare gli aspetti della comunicazione periodica alla clientela oppure a dover sviluppare o consigliare applicativi adatti alle esigenze di una Pmi che voglia puntare alla rete come canale di contatto interattivo con clienti, fornitori o partner.
Tuttavia, è necessario distinguere tra le forme di comunicazione aziendale pensate per clienti “consumer” e quelle pensate per rivolgersi ad una clientela industriale di cui si è magari fornitori, il cosiddetto cliente business.
La due forme di comunicazione sono completamente differenti, per quanto si assista una certa tendenza alla convergenza negli ultimi anni. Aggiungerei “per fortuna”, visto che la comunicazione in ambito B2B (business to business) è da sempre quella più limitante per coloro che possiedono il vero talento comunicativo.
Il marketing B2B si fonda su regole “filosofiche”, cognitive, psicologiche e strategiche piuttosto differenti dal marketing B2C (business to consumer). Il primo punto che differenzia i due stili di marketing è il processo di acquisto.
Il consumatore che appartiene alla massa dei destinatari della comunicazione B2C, ha come “drive”, come motore il cosiddetto “impulso emotivo”: l’impatto, la persuasione effettuata o subita da parte dalle logiche di brand delle varie campagne promozionali dalle quali è bombardato o attirato. Il consumatore compra una borsa firmata da un certo stilista non perché ha bisogno di un contenitore per i suoi effetti personali di uso quotidiano ma perché vuole distinguersi e classificarsi in qualche maniera attraverso l’oggetto firmato. Il consumatore, per quanto evoluto possa essere, basa la prorpia scelta su valori intangibili legati agli status, alla rappresentazione di se stessi e a ciò che il bene comprato porta con sé in termini di valorizzazione di chi lo compra. Anche se sembra una definizione molto accademica, in realtà si traduce in modo molto semplice. io compro ciò che mi fa sentire e apparire in modo migliore, mi fa sentire parte di qualcosa o appaga qualche mio bisogno di gratificazione. Ovviamente è una generalizzazione ma se ben ci pensate ci sono fior di marche (i brand) che hanno costruito la propria fortuna in termini di fatturato grazie a un attento posizionamento dei prodotti e alla comunicazione loro inerente.
Gent.mo Massimo,
le sue riflessioni mi sono piaciute, si sposano pienamente con la nostra attività , ho apprezzato attraverso le sue parole come Lei tenda ad educare gli imprenditori nella maniera più corretta: aperitivo pagato;-)
Cordialmente
Antonio Granata
Post interessante, sarebbe da approfondire… ad esempio manca qualche esempio pratico di comunicazione, ne ho visti alcuni sul sito di Luisa Carrada (http://www.mestierediscrivere.com/), che nella sezione “riscritture” fa alcuni esempi davvero interessanti.
Su tutti quello della lettera per il rinnovo della carta di identità mandata dal comune di Roma.
In pratica la lettera nel primo paragrafo diventa da cosi:
“Gentile signora, con la presente mi permetto di ricordarLe, ove non avesse ancora provveduto, che il periodo di validità di 5 anni della Sua carta di identità scadrà il giorno 06/08/2007″
a cosi:
“Gentile signora, le scrivo per ricordarle che la sua carta di identità scade il 6 agosto 2007″
Un capolavoro di chiarezza e semplificazione.
Vi consiglio un giro sul sito davvero ben fatto e con molte guide per ottimi spunti.
Grazie per i vostri commenti e spunti di approfondimento.
Sul marketing B2B c’è molto da dire e anche molto da fare. Paradossalmente è più semplice “parlare” al consumatore finale anzichè alle aziende per logiche e mentalità.
Confido nel fatto che i giovani siano in grado di spingere un po’ di più sull’acceleratore riuscendo anche a mettere “più in riga” gli imprenditori.
Quello della comunicazione è un lavoro “duro”, certe volte, ma, alla lunga, credo che le soddisfazioni di ritorno paghino bene gli sfozi che si debbono fare.
Buongiorno Massimo, grazie per l’articolo davvero chiaro e con spunti interessanti.
Concordo pienamente al punto 4 circa le regole di comunicazione nel b2b: basta parlare di quanto è bello il nostro prodotto/servizio, di quanto siamo bravi ecc…, occorre dare al cliente benefits, soluzioni e soprattutto soluzioni su misura. Occorre inoltre stabilire col cliente non un rapporto di mera vendita ma sempre di più creare partnership, relazioni appunto.
Articolo interessante.
Apprezzo l’ottimismo di Massimo Furia, ma quella dei giovani è una lotta davvero dura per farsi ascoltare dagli imprenditori. Nella maggior parte dei casi ci si ritrova a dover scegliere tra piegarsi a logiche obsolete e discutibili o cambiare ambiente di lavoro, sperando di trovare capi più aperti e lungimiranti.
Non sono del tutto d’accordo con Lucia Picciaiola quando parla di “soluzioni su misura”. Penso che piuttosto che spendere energie per inseguire ogni singolo cliente con un prodotto ad-hoc, sia più efficace proporsi come consiglieri e “angeli custodi” in grado di indicare anche altre soluzioni adatte alle esigenze del cliente. In generale, come mi hanno confermato alcuni imprenditori, la personalizzazione non paga. :/