La Commissione UE si attiva contro il noto fenomeno dei ritardi nei pagamenti dovuti dagli enti pubblici della Pubblica Amministrazione alle imprese private, una croce che affligge molte Pmi e che costa caro alle aziende già vessate dagli effetti della crisi economica.
Per molti piccoli e medi fornitori le dilazioni sistematiche si traducono in una drammatica carenza di liquidità, e a volte addirittura nella bancarotta. Uno scenario intollerabile, cui la UE si oppone con forza sulla scia delle inziative dello Small Busines Act.
Sul tema, la Commissione europea era già intervenuta avviando un’inchiesta tra le imprese di tutta Europa. L’entità e la gravità riscontrate hanno pportato in questi giorni a proporre cambiamenti sostanziali alla direttiva europea del 2000.
In pratica, la Commissione Europea chiede che, alle amministrazioni pubbliche in ritardo, non venga solo imposta una mora in caso di ritardo, ma che sia imposto loro di pagare entro 30 giorni e, in caso di inadempimento, sia richiesto il versamento di un indennizzo forfettario del 5% più interessi sulla somma dovuta.
In più le imprese potranno riscuotere li interessi di mora e ottenere l’eventuale rimborso costi di recupero crediti. Queste regole avranno valore anche per piccoli importi (perfino inferioro ai 5 euro), senza alcuna eccezione.
Il 2010 è la data prevista per l’entrata in vigore delle nuove regole, alle quali le imprese interessate potranno decidere autonomamente se aderire o meno.
L’annuncio della proposta concreta volta a sbloccare l’impasse e promuovere il flusso di capitale delle imprese europee, rafforzandone la competitività nel lungo periodo arriva direttamente dalla voce del Vicepresidente della Commissione europea responsabile per Imprese e industria Günter Verheugen.
Le regole per il rispetto dei pagamenti vanno applicate anche alle imprese in genere, ovvero tra i vari clienti/fornitori in quanto non basta la Direttiva 231 che è passata molto inosservata e non penalizza comunque gli inadempienti. E’ necessario che siano rispettati i patti / condizioni di acquisto in quanto diversamente cambiano i riscontri economici e il prezzo effettuato non è reale. Non si deve più tener conto delle varie chiusure aziende per scuse di ogni genere, posticipi feriali , malattie dell’impiegato ecc. ecc. Tutto si può disporre con la strumentazione a disposizione. La sola cosa che serve è la volontà di onorare il debito che si è contratto e che comunque si conosceva anche al momento dell’acquisto, unitamente alla situazione finanziaria. I costi legali per i recuperi sono decisamente troppo alti e spesso non vengono interamente riconosciuti, senza contare i tempi lunghissimi per poter emettere il decreto ingiuntivo , il recepimento dello stesso ed anche la “possibilità” di apposizione fittizia. Tutto richiede anni e le aziende intanto spariscono nel nulla : alla fine se tutto va bene i furbetti si rifinanziano con i creditori e con il consenso della legalità che gli permette di fare concordati a calende greche per due spiccioli…… Non è giusto. Chi ha dato un materiale o un servizio deve essere giustamente retribuito secondo gli accordi. Tutto da rivedere. Forse dovremmo agire secondo norme di pagamento di altri fratelli comunitari che sono protezioniste per loro……. Grazie