TFR garantito anche senza fallimento

Il diritto del lavoratore al TFR dall'INPS in caso di azienda inadempiente ma non fallita non è automatico: analisi delle sentenze di Cassazione che regolano tale principio.

In riferimento alla sentenza di cui all’articolo di PMI.it, volevo sottoporre il seguente quesito: un dipendente che vanta un credito da parte di un azienda, quale TFR, per il quale è stato promosso decreto ingiuntivo con relativo precetto nell’anno 2015 ma che, un sequestro giudiziario avvenuto nell’anno 2016 a cui è stata sottoposta l’azienda ha di fatto paralizzato gli effetti giuridici del suddetto decreto ingiuntivo, non può riscuotere tale credito, in attesa delle varie sentenze che ci saranno e dell’attività svolta dal custode giudiziario che si protrarranno negli anni, può in via sostitutiva accedere al fondo di garanzia INPS?

Se il dipendente non può attivare procedure concorsuali ed esecuzioni forzate nei confronti dell’Azienda Sequestrata e non può ricevere nemmeno il credito vantato, il credito del dipendente risulterebbe gravemente penalizzato, tantè che la sentenza della Corte di Cassazione, ritengo voglia tutelare, con  il fondo di garanzia  Inps, il suddetto aspetto normativo, altrimenti si rimarrebbe per anni e anni in attesa del TFR, vanificando di fatto i presupposti della normativa legislativa che ha previsto tale fondo in casi straordinari ed in sostituzione del datore di lavoro inadempiente.

Chiedo gentilmente un parere tecnico sulla mia riflessione.

Domanda di: Vito C.

L’articolo citato dal lettore riporta due sentenze (n.7585/2011 e n.15369/2014) che hanno sancito il diritto del lavoratore a poter beneficiare dell’intervento del fondo di garanzia istituito presso l’INPS per il mancato pagamento del TFR da parte del datore di lavoro, pur in assenza dell’apertura di una procedura concorsuale.

E’ stata dunque privilegiata la ratio della norma (tutela del lavoratore per insolvenza datoriale) rispetto al tenore letterale della medesima, che nel caso di società soggetta alla Legge Fallimentare prevede la dichiarazione di fallimento. Il lettore deve però comprendere che queste decisioni sono giunte sul presupposto di un’istanza di fallimento presentata e rigettata (per esiguità del credito in entrambi i casi) e non in via automatica sulla base di un ragionamento logico-giuridico, pur condivisibile.

Il suo caso non è dunque esattamente sovrapponibile a quelli delle sentenze menzionate. A mio avviso non deve nemmeno trascurare che trattasi di sentenze del terzo grado di giudizio (Corte di Cassazione – Sezione Lavoro), le quali non vincolano l’operato dell’INPS per il futuro e che richiedono anch’esse tempi lunghissimi (svariati anni).

Michele Bolpagni - Consulente del lavoro

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