Non concorrenza, patto e obbligo

Requisiti del patto di non concorrenza, ruolo del corrispettivo ed obblighi del lavoratore a prescindere dall'atto scritto: riferimenti normativi e consigli pratici.

Il mio datore di lavoro vuole farmi firmare, insieme al contratto indeterminato, anche un patto di non concorrenza. Nel patto c’e scritto che dovrò astenermi dal lavorare in aziende o società, sia direttamente che indirettamente e in qualsiasi veste, che operano nel mio settore. E non potrò lavorare neanche in aziende aventi in origine oggetto diverso dalla mia professione ma che potrebbero estendesi successivamente in settori di concorrenza. Sono indicati durata e territorio…ma non si parla di somme di denaro oltre allo stipendio.
Vorrei sapere se il patto è così valido e se, in caso lo firmassi, potrei in un secondo momento annullarlo per il fatto che non viene prevista nessuna gratificazione economica per questo impegno.

Domanda di: Gaia S.

Il patto di non concorrenza deve possedere dei requisiti ben precisi per poter essere considerato valido e quindi vincolante per il dipendente. L’art.2125 del Codice Civile, di cui riporto solo la prima parte, è inequivoco:

“il patto con il quale si limita lo svolgimento dell’attività del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo”.

Le possibilità, a questo punto, sono due: evidenziare al datore di lavoro la carenza di questo elemento essenziale, chiedendo al contempo l’inserimento di un corrispettivo ad integrazione del patto oppure firmare serenamente il contratto come proposto, sapendo che è nullo.

Approfitto del tema proposto per ricordare che, nel corso del rapporto di lavoro, l’obbligo di non concorrenza è un dovere fondamentale del lavoratore (art.2105 c.c.) e non necessita di alcun corrispettivo specifico; l’eventuale violazione può essere punita disciplinarmente, anche con il licenziamento.

Quando si verte in tema di fedeltà/non concorrenza con il proprio datore di lavoro, è dunque importante distinguere sempre la fase in cui si svolge il rapporto di lavoro da quella che segue la sua cessazione, poiché le regole cambiano.

Michele Bolpagni – Consulente del Lavoro

X
Se vuoi aggiornamenti su Non concorrenza, patto e obbligo

inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

Ho letto e acconsento l'informativa sulla privacy

Acconsento al trattamento di cui al punto 3 dell'informativa sulla privacy