Riforma Lavoro: novità per dipendenti e Pmi

Analisi punto per punto delle principali novità in materia di rapporti azienda/dipendente seguite all'approvazione del Collegato Lavoro alla Finanziaria

Con l’approvazione in via definitiva del Senato, lo scorso 3 marzo ha preso il via il Ddl Collegato Lavoro alla Finanziaria 2010. Parecchie le novità per le imprese, che si trovano a dover recepire le nuove misure di prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Una norma ampia (50 articoli) che raccoglie modifiche dal contenuto eterogeneo che coinvolgono privati, imprese e PA.

Il provvedimento, che introduce importanti modifiche alla disciplina del rapporto di lavoro, anche privato, ha spaccato in due l’Italia fra critiche e plausi. Il segretario Cgil, Susanna Camusso, ha parlato di «attacco ai diritti dei lavoratori esercitato nel modo più subdolo» e l’ex leader Sergio Cofferati ha chiesto di scendere in piazza per protestare contro un “provvedimento grave“.

Controversie e arbitrato

Tra le disposizioni che interessano le imprese, ecco gli argomenti più roventi: cade l’obbligo di tentare la conciliazione per le controversie di lavoro; ammissione dell’arbitrato per risolvere le cause innescate dai licenziamenti.

Per risolvere le controversie, dunque, in aggiunta alla via giudiziaria il ddl introduce la possibilità stragiudiziale di ricorrere a un collegio di tre arbitri: due designati dalle parti (azienda e dipendente) e il terzo consensualmente tra professori universitari, avvocati ed esperti di giuslavorismo.

Per quanto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, decanti gli effetti benefici del disegno di legge quali “soluzioni tempestive che hanno un valore particolarmente significativo per la parte debole (il lavoratore), che non può attendere anni per una soluzione (9 anni in media), dall’altra parte si paventa la volontà/rischio di creare una giustizia privatistica piuttosto che ridurre i processi.

La facoltà di ricorrere all’arbitrato deve essere prevista dal Contratto Collettivo ovvero deve divenire scelta del lavoratore all’atto dell’assunzione.

In definitiva la norma tenta di cambiare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, incrinando così i rapporti tra aziende (soprattutto quelle non coperte dal contratto collettivo) e lavoratori, poiché la legge approvata rende possibile l’aggiramento della norma che tutela la dignità dei lavoratori stessi.