SISTRI: obblighi per le Pmi

Le piccole e medie imprese italiane sono chiamate alla prova del nuovo sistema di gestione dei rifiuti

Dal primo gennaio 2010, il Ministero dell’Ambiente ha reso operativo il
SISTRI (Sistema di Tracciabilità dei Rifiuti), con il duplice obiettivo di contrastare l’illegalità diffusa nella gestione dei rifiuti e diminuire i costi legati agli adempimenti burocratici da parte delle imprese.

Con l’introduzione del SISTRI l’Italia si posiziona al primo posto in Europa per l’adozione di un sistema informatico e telematico di questo tipo,con la registrazione di ogni singolo passaggio intermedio. Non a caso viene considerato il Grande Fratello dei rifiuti!

Cos’è

Come tutti i progetti che che apportano innovazioni profonde, anche il SISTRI ha una storia che parte da lontano. Nato ufficialmente con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale 13 gennaio 2009 del Decreto ministeriale 17 dicembre 2009, trova però riscontro in numerose altre fonti normative precedenti, che fin dal 2006 ne prevedono la definizione:

  • Legge 296/2006, Articolo 1, comma 1116 (Tracciabilità dei rifiuti), che stabilisce la realizzazione di un sistema integrato per il controllo e la tracciabilità dei rifiuti con particolare riguardo alla sicurezza nazionale e alla prevenzione dei gravi fenomeni di criminalità organizzata in ambito di smaltimento illecito dei rifiuti;
  • Decreto Legislativo 4/2008, Art.2 comma 24, che stabilisce l’obbligo per alcune categorie di soggetti di installazione e utilizzo di apparecchiature elettroniche ai fini della trasmissione e raccolta di informazioni su produzione, detenzione, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti;
  • Legge 102/2009 (art. 14-bis), che finanzia e che affida al Ministero dell ‘ Ambiente la realizzazione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti speciali e urbani nella Regione Campania;
  • Direttiva UE 2008/98/CE in fase di recepimento, che stabilisce l’obiettivo di ridurre al minimo le conseguenze per la salute e l’ambiente della produzione e gestione di rifiuti, introducendo il principio “chi inquina paga”, obbligando gli Stati membri ad adottare misure affinché produzione, raccolta, trasporto, stoccaggio e trattamento dei rifiuti pericolosi siano eseguiti in condizioni da garantire protezione dell’ambiente e della salute, prevedendo tra l’altro l’adozione di misure per garantire la tracciabilità – dalla produzione alla destinazione finale – e il controllo dei rifiuti pericolosi, stabilendo infine che le sanzioni siano proporzionate e dissuasive.