Riforma Professioni: Antistrust critica gli Ordini

Il presidente Antitrust Pitruzzella critico sugli Ordini professionali e favorevole alla creazione di agenzie di valutazione per i professionisti: le proteste dal mondo delle professioni, il dibattito politico e la proposta degli architetti di Firenze.

Riforma professioni: Ordini sotto la lente

Gli Ordini professionali «hanno esaurito gran parte della loro funzione», e forse andrebbero ripensati, magari occupandosi di formazione. Si potrebbe pensare alla creazione di «agenzie di valutazione» a cui il professionista possa iscriversi e che rappresentino, anche per il consumatore, una garanzia di rispetto di standard qualitativi. A quanto sostiene Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Antitrust, anche se non in veste ufficiale.

Riforma delle professioni

Quella della riforma degli ordini professionali è una questione che politica e istituzioni dibattono da tempo. Gli ultimi mesi hanno anche visto provvedimenti specifici, per esempio in materia di tariffe professionali e di società fra professionisti, inserite in diversi provvedimenti (il Salva Italia, il Decreto Liberalizzazioni).

Non sono mancate le critiche da parte del mondo delle professioni, che ha anche dato vita a un “professional day“, che ha offerto diversi spunti anche in termini di proposte. Ma in realtà manca ancora, ed è attesa da qualche anno, una organica riforma delle professioni. Il che naturalmente interessa i professionisti italiani (gli iscritti ai 27 Ordini professionali sono circa 2 milioni 300mila) ma anche le imprese, PMI in testa. Recentemente, infatti, Maria Pia Camusi (RETE Imprese Italia) ha sottolineato l’importanza del legame fra professionisti e piccole e medie imprese, entrambi segmenti importanti dell’economia del Paese.

Agenzie di valutazione

Il presidente dell’Antitrust ha usato parole senz’altro dure: «probabilmente in Italia il settore delle professioni è quello che più è rimasto agganciato a modelli ottocenteschi di erogazione dei servizi. Non a caso si parla di professioni e non di servizi professionali quasi fosse una offesa per la categoria».

Ha insistito sulla necessità di liberalizzazioni nel campo delle professioni, che stimolino la concorrenza, che «fa bene all’innovazione in tutti i campi» e ha anche offerto uno spunto critico relativo all’intera Europa, che, contrariamente a quanto fatto in altri campi, non ha previsto «atti normativi che imponessero ai Paesi europei forme di liberalizzazioni» nelle professioni.

Gli Ordini «potrebbero restare sul piano dell’aggiornamento professionale» (criticandoli però per il modo ritenuto insoddisfacente nella formazione), ha lanciato la proposta: «sarebbe utile cominciare a ragionare, non dico da qui a domani, ma in prospettiva, su delle agenzie di valutazione a cui eventualmente il professionista si può iscrivere. In questo modo ogni agenzia assicura all’esterno degli standard qualitativi che riguardano, badate bene, non soltanto il prezzo, ma anche il tipo di prestazioni».

Queste agenzie, «in concorrenza tra di loro», potrebbero «essere utili anche al consumatore perché i professionisti che aderiscono sono valutati da quella agenzia e quindi hanno determinati standard qualitativi, prestazionali e reputazionali».

Insomma, una sorta di bollino di qualità, che ricorda un po’ il bollino blu proposto nei mesi scorsi per i commercianti onesti dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, provocando reazioni particolarmente critiche dalle associazioni di categoria e facendo poi una parziale marcia indietro, spiegando che non pensava a un bollino concreto, ma a meccanismi di premialità per tutti i contribuenti onesti, non solo per i commercianti.

Reazioni

E le reazioni non si sono fatte attendere, come quella di Claudio Siciliotti,  presidente del CNDCEC (Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili), che definisce «sconfortanti» le dichiarazioni di Pitruzzella, «perché rafforzano il sempre più radicato convincimento nei cittadini che politici e rappresentanti delle istituzioni cambino opinione a seconda del pubblico che hanno di fronte».

Siciliotti si riferisce al fatto che «appena un mese fa, in occasione di un incontro organizzato a Palermo dall’Associazione Italiana Dottori Commercialisti, le parole del Presidente dell’Antitrust sugli Ordini professionali erano state ben diverse».  In quell’occasione Pitruzzella aveva definito il mondo dei professionisti «una delle colonne su cui è strutturata la nostra società», ma si era comunque dichiarato favorevole a introdurre misure di liberalizzazione.

Le preoccupazioni di Siciliotti vanno oltre: «Mi chiedo quando parla di agenzie di valutazione indipendenti, a cosa pensi. Magari ad una bella Authority finanziata dai professionisti con componenti però nominati dalla politica o dai Ministeri».

Marco Rigamonti, presidente dell’AIDC, l’associazione sindacale dei commercialisti, si è detto «stupefatto» dalle parole di Pitruzzella pur ammettendo che «la formazione professionale debba essere migliorata», ma ritenendo «aberrante» affidarla ad agenzie di valutazione in concorrenza fra loro, cosa che paradossalmente potrebbe portare a «una distorsione della concorrenza legata alla qualità delle prestazioni offerte dai professionisti».

Il dibattito, come si vede, è aperto e parecchio infuocato. Del resto, come scrive l’economista Tito Boeri nella prefazione del libro Dinastie D’Italia, quando si parla di riforma delle professioni tradizionalmente «si scatenano polemiche feroci fra proponenti e detrattori di queste riforme. Le posizioni si radicalizzano fra chi propone l’abolizione tout court degli Ordini e chi, invece, vorrebbe mantenere in toto lo status quo. Poi alla fine, quasi immancabilmente, non succede nulla o poco più».

La proposta degli architetti di Firenze

A proposito di riforma delle professioni, non si può non citare una proposta che arriva «dall’interno», e per la precisione dall’Ordine degli Architetti di Firenze i quali, in effetti, propongono l’abolizione del loro stesso Ordine. La proposta, la prima di autoriforma che arriva da un Ordine professionale italiano, si articola in tre punti:

  • la creazione di Istituti per l’Architettura (al posto degli ordini regionali), che svolgano supporto e consulenza ai professionisti ma anche ai cittadini.
  • L’istituzione di un’Authority in ogni regione delle professioni di area tecnica (architetti, ingegneri, geologi e agronomi), che tenga l’Albo.
  • Una legge quadro che chiarisca parametri deontologici, competenze, e magari preveda un ministero di riferimento che non sia, come ora, quello della Giustizia.