Il 25 luglio 2005 il Governo italiano ha finalmente recepito le direttive del Parlamento europeo (2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE) sui rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (detti RAEE) con l’approvazione del Decreto legislativo 151/2005. Ci sono voluti però più di due anni di rinvii prima dell’effettiva applicazione della legge. È, infatti, solo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 5 novembre scorso che viene fissata al 1° gennaio 2008 l’entrata in vigore della direttiva e, quindi, l’effettiva obbligatorietà della raccolta differenziata e riciclo dei rifiuti hi-tech.
In Italia il numero di aziende produttrici e importatrici di AEE (Apparecchiature elettriche ed elettroniche) che devono ottemperare agli obblighi della nuova legge è elevato: un settore produttivo che per ordine di importanza per l’economia del Paese si trova al secondo posto, subito dopo quello automobilistico.
Un primo cambiamento importante, stabilito dalla nuova normativa, è il passaggio di responsabilità dei RAEE dai Comuni alle aziende produttrici che sono chiamate ora ad intervenire e gestire il fine ciclo vita dei prodotti immessi e presenti sul mercato e a iscriversi a un apposito registro per dichiarare le quantità di AEE messe in commercio.
L’iscrizione al registro Nazionale è effettuata dal produttore esclusivamente per via telematica mediante firma digitale, presso la Camera di commercio della Provincia dove l’azienda ha la propria sede legale. È importante sottolineare che viene considerato produttore chiunque produca, importi o distribuisca apparecchiature con il proprio marchio indipendentemente dalla provenienza geografica del bene.
I produttori dovranno, inoltre, informare gli utenti sulle caratteristiche del rifiuto marcando i prodotti con il simbolo del cassonetto barrato, che indica una raccolta differenziata dagli altri rifiuti urbani, e con il marchio identificativo del produttore e i centri di raccolta, fornendo le indicazioni necessarie per il reimpiego e trattamento delle apparecchiature in modo conforme alla normativa. Per sostenere i nuovi costi di gestione dei beni, le aziende saranno libere di far pagare un eco-contributo per ogni acquisto.