Gli articoli 55 e seguenti dell’emanando decreto, infine, introducono un regime sanzionatorio più rigido rispetto a quello previgente. Come indicato dalla legge delega 123/2007, la pena per il datore di lavoro che non effettui la valutazione dei rischi cui possono essere esposti i lavoratori in aziende che svolgano attività con elevata pericolosità, consisterà nell’arresto da sei a diciotto mesi. Per condotte meno gravi, invece, si applicherà, secondo la gravità della violazione, la sanzione dell’arresto alternativo all’ammenda o della sola ammenda, quantificata puntualmente dal legislatore in base alle singole fattispecie.
Il datore di lavoro che ottemperi anche tardivamente alle disposizioni di legge può ottenere una riduzione della pena oppure evitare la sanzione penale ed essere colpito dalla sola sanzione amministrativa pecuniaria (da 8.000 a 24.000 euro). Ciò non toglie che la sanzione sia comunque applicata con rigore laddove il datore di lavoro sia recidivo oppure si siano determinati infortuni sul lavoro che abbiano leso l’integrità di uno o più lavoratore. Le norme sanzionatorie del decreto, naturalmente, s’intendono applicate ferme restando le norme penali per l’omicidio e le lesioni colpose causate dal mancato rispetto delle norme in materia di sicurezza sul lavoro (artt. 589 e 590 c. p.).
Alla luce degli avvenimenti di cronaca, che hanno visto un tragico aumento degli infortuni gravi o mortali sul luogo di lavoro, i rappresentanti dei sindacati confederali hanno sostenuto l’opportunità di un segnale forte per la risoluzione del problema. Per tal motivo il decreto è stato accolto come “un passo avanti sulla strada della sicurezza”, seppure ancora da completare con delle efficaci politiche di prevenzione e formazione, argomenti che costituiscono il nodo cruciale del problema.
L’approvazione del decreto, seppure caldeggiata dai sindacati, è stata accolta con un atteggiamento critico da Confindustria, che auspicava un “salto di qualità” nella predisposizione della nuova normativa, che mutasse la prospettiva tradizionale nell’approccio alla materia della sicurezza nei luoghi di lavoro, preferendo al mero inasprimento delle sanzioni una maggiore focalizzazione sulla formazione, sulla prevenzione e sulla sicurezza attiva. Le maggiori critiche sono state rivolte proprio contro le nuove sanzioni, accusate di “colpevolizzare” tutti gli imprenditori, che tuttavia, conferma la Confederazione degli Industriali, stando ai dati, hanno aumentato gli investimenti per la sicurezza attiva.