Ergonomia e salute di fronte al PC

La tutela della salute dei lavoratori investe diversi ambiti, tra cui quello della cosiddetta ergonomia, di cui si è più volte occupato il legislatore, sia a livello nazionale che comunitario.

Con il termine ergonomia si va ad indicare quella scienza interdisciplinare che si occupa della progettazione del lavoro “cercando di adattare il lavoro alle esigenze umane e non viceversa adattare l’uomo alle esigenze lavorative”.

Ergonomia

L’impulso allo studio ed alla regolamentazione legislativa dell’ergonomia è nato dalla constatazione del fatto che, nei Paesi industrializzati, alla diminuzione danni alla salute dovuti ad eventi traumatici, come gli infortuni, è corrisposto un allarmante aumento di quelli dovuti ai cosiddetti “microtraumi ripetuti“, oppure quelli relativi a stress o a disturbi del sistema nervoso. A titolo esemplificativo, si consideri che le sindromi artrosiche sono al secondo posto tra le cause d’invalidità civile.

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Il legislatore italiano ha per la prima volta regolamentato la materia con il Decreto Legislativo n. 626 del 1994 (recante “Misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori durante il lavoro, in tutti i settori di attività privati o pubblici”), con cui ha recepito (pur se con notevole ritardo) una serie di direttive comunitarie emesse ben cinque anni prima.

La normativa in oggetto ha introdotto diverse novità nel nostro ordinamento, tra cui la necessità di realizzare condizioni di lavoro che rispondano ai più moderni criteri di tutela della salute e del benessere dei lavoratori. In particolare, l’art. 2, comma 1, lettera f, include, tra le misure generali di tutela, quella del “rispetto dei principi ergonomici nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, anche per attenuare il lavoro monotono e quello ripetitivo”. Al rispetto di tali criteri è tenuto a collaborare il lavoratore stesso, sia in fase di analisi, che di valutazione dei risultati.

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Il decreto in oggetto specifica i settori nei quali è necessario intervenire onde garantire il rispetto del principio generale (titolo III: attrezzature di lavoro; titolo IV: dispositivi di protezione individuale; Titolo V: movimentazione manuale dei carichi e titolo VI:videoterminali).

Diventa quindi essenziale, al fine del concreto rispetto degli obblighi previsti in materia di ergonomia, il riferimento a standard nazionali ed internazionali che fungano sia da guida applicativa per il datore di lavoro, che da criterio di riferimento univoco ed oggettivo per le valutazioni degli organi di vigilanza.

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