Jobs Act: le nuove misure di conciliazione lavoro famiglia

Sostegno a genitorialità e cure parentali, congedi per discriminazioni di genere, flessibilità: le opzioni 2015 introdotte nel nuovo testo del Jobs Act in materia di conciliazione lavoro famiglia.

Il sostegno alla genitorialità viene esteso a tutte le cure parentali così come l’integrazione dei servizi forniti da aziende ed enti bilaterali (non più solo per l’infanzia), previsti congedi per le donne vittime di violenza di genere e semplificazioni per le pari opportunità: sono le novità introdotte nel corso del passaggio parlamentare del Jobs Act. Riguardano i commi 8 e 9 dell’articolo 1 della Riforma del Lavoro sulla delega al Governo per la conciliazione lavoro famiglia, che prevede (fra le altre cose) anche l’estensione del congedo di maternità a tutte le donne lavoratrici, dipendenti e autonome.

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Innanzitutto è cambiata la formulazione dell’obiettivo della delega, non più limitata al sostegno alla genitorialità ma estesa alle «cure parentali», attraverso «misure volte a tutelare la maternità delle lavoratrici e favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalità dei lavoratori». Anche l’integrazione di servizi privati e pubblici offerti ai lavoratori da imprese ed enti blaterali – prima prevista solo per i servizi per l’infanzia (classico esempio: l’asilo in azienda) – ora è estesa anche alle cure parentali. Infine, è stato previsto di concedere congedi alle donne «inserite nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere debitamente certificati dai servizi sociali del comune di residenza».

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Per agire più efficacemente sul fronte delle pari opportunità è prevista anche una semplificazione burocratica che riguarderà organismi, competenze, fondi e procedure, ferme restando le prerogative del Ministero del Lavoro e della Presidenza del Consiglio. Per il resto, la delega su conciliazione vita lavoro e su pari opportunità resta invariata. Ecco i principali criteri a cui dovranno uniformarsi i decreti attuativi:

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  • Indennità di maternità estesa a tutte le donne, oggi riservata a dipendenti e poche categorie di autonome.
  • Prestazioni assistenziali per lavoratrici parasubordinate, anche se il datore di lavoro non versa i contributi.
  • Tax credit (vantaggi fiscali) per incentivare il lavoro femminile, anche delle autonome «con figli minori o disabili non autosufficienti e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito individuale complessivo, e armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico».
  • Accordi collettivi su forme flessibilità di orario di lavoro, premi di produttività, ricorso al telelavoro.
  • Cessione riposi ai colleghi con figli minori che necessitano di particolari cure, giorni di assenza aggiuntivi spettanti in base al contratto nazionale compatibilmente con riposi settimanali e ferie annuali retribuite.
  • Riordino norme su maternità e paternità per rendere i congedi obbligatori e parentali più flessibili.

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