Troppo Internet sul lavoro: sì al licenziamento

Cassazione legittima il licenziamento del lavoratore che abusa della connessione Internet sottraendo tempo alle proprie mansioni: controllare i tempi di sessione non viola la privacy.

La sentenza della Corte di Cassazione n. 14862/2017 ha stabilito la legittimità del licenziamento di un lavoratore nel caso in cui questi faccia un uso eccessivo di Internet al lavoro. Più in particolare i giudici supremi si sono pronunciati in relazione al licenziamento per giusta causa intimato al lavoratore dall’azienda per abuso di connessione Internet del PC assegnatogli in dotazione, avendo verificato l’esistenza di accessi indebiti alla rete anche in relazione ad i relativi tempi di collegamento. Navigazione che il lavoratore non ha dimostrato essere legata all’attività lavorativa svolta.

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Per i giudici il datore di lavoro non ha violato la privacy del lavoratore controllando la durata della connessione, non avendo infatti compiuto alcuna analisi dei siti visitati dal dipendente durante la navigazione o della tipologia dei dati scaricati. L’azienda si è limitata a constatare la presenza di un utilizzo della dotazione aziendale per fini personali non sporadica e/o eccezionale, bensì sistematica in considerazione della frequenza (complessivamente 27 connessioni), della durata dell’accesso (complessivamente 45 ore) e dello scambio di dati di traffico (migliaia di kbyte)” e come tale condotta integri con evidenza un utilizzo indebito dello strumento aziendale non solo “reiterato” ma anche, e di conseguenza, “intenzionale”.

L’entità delle connessioni lasciano supporre che il lavoratore non abbia adempiuto correttamente alle proprie mansioni, avendo sottratto significativo tempo all’attività lavorativa, rendendo legittimo il licenziamento.

Fonte: sentenza della Cassazione.

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