Split payment IVA: effetti e rischi per i professionisti

Split payment esteso a professionisti e Partite IVA che rischiano la doppia imposizione: dettagli e dati del Fisco sul gettito dell'inversione contabile.

Lo split payment (scissione dei pagamenti IVA, o inversione contabile) introdotto dalla Legge di Stabilità, riguarda le operazioni dei fornitori di tutte le Pubbliche Amministrazioni, centrali e locali. Si tratta di un meccanismo per cui il fornitore della PA emette regolarmente fattura ma non incassa l’IVA, che l’ente pubblico versa direttamente allo Stato. La recente manovra correttiva ha esteso lo payment IVA – prima riservato solo alle imprese fornitrici della PA – a professionisti e Partite IVA, nonché alle società controllate dalle PA.

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Tale estensione non ha trovato tuttavia i favori dei professionisti e delle associazioni di categoria, che temono una doppia imposizione sui titolari di reddito da lavoro autonomo, in quanto già soggetti a ritenuta all’atto dell’incasso delle fatture. A tutto questo va aggiunto che in Italia i tempi per il rimborso del credito IVA arrivano anche a 602 giorni (contro i 35 della Germania, ad esempio).

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Ora il Comitato unitario permanente degli ordini e collegi professionali (Cup) e dalla Confederazione italiana libere professioni (Confprofessioni), sono intervenute in commento al dl 50/2017 (manovra correttiva) davanti alle due Commissioni bilancio di Camera e Senato, chiedendo il ripristino della norma precedente.

Lo split payment, tuttavia, come rende noto la stessa Agenzia delle Entrate, è stato in grado di generare un incremento del gettito IVA importante (3.493 milioni di euro), dando luogo al contempo ad un incremento della compliance.

Dal monitoraggio del Fisco sul comportamento dei fornitori della PA prima e dopo l’adozione dello split payment è emerso che nel 2015 il gap IVA si è ridotto, con riferimento ai fornitori della PA, di circa 2,5 miliardi di euro, ai quali si è aggiunto un ulteriore miliardo recuperato nel 2016, il tutto grazie alla riduzione dei mancati versamenti dell’IVA dichiarata dai fornitori della PA che poi non la versavano, e dell’omessa dichiarazione, in tutto o in parte, dell’IVA correttamente riportata nelle fatture emesse nei confronti della PA.

Risultati che verrebbero amplificati con la nuova estensione dello split payment e ai quali difficilmente l’Erario vorrà rinunciare.

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