Cooperative compliance: primi accordi

Al via i primi accordi di cooperative compliance: chi può aderire, quali sono i limiti ed i primi provvedimenti di ammissione.

Il regime di adempimento collaborativo, o cooperative compliance è stato istituito con il decreto legislativo n. 128/2015 con l’obiettivo di instaurare un rapporto di fiducia tra amministrazione e contribuente e di conseguenza aumentare il livello di certezza sulle questioni fiscali rilevanti. Ora prende ufficialmente avvio con l’emissione dei primi provvedimenti di ammissione.

=> Da Studi di settore a indicatori di compliance

In questa prima fase di avvio, la gestione delle attività relative al nuovo regime di adempimento collaborativo è affidata all’ufficio cooperative compliance, istituito all’interno della Direzione Centrale Accertamento.

L’istituto è riservato ai contribuenti dotati di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, ovvero del rischio di operare in violazione di norme di natura fiscale o in contrasto con i principi o con le finalità dell’ordinamento tributario.

Per aderire alla prima fase di applicazione dell’istituto ai soggetti viene richiesto un volume d’affari o ricavi non inferiore a dieci miliardi di euro o a un miliardo di euro se hanno presentato istanza di adesione al “Progetto Pilota”, avviato dall’Agenzia nel 2013.

Limiti dimensionali che non operano in caso di aziende che danno esecuzione alla risposta dell’Agenzia delle Entrate, fornita a seguito di istanza di interpello sui nuovi investimenti.

Fonte: Agenzia delle Entrate.

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