Considerati fino a ieri una vera e propria ingiustizia – che in nome della lotta all’evasione fiscale finiva per colpire anche chi pagava le tasse ma, suo malgrado, fatturava meno – gli Studi di Settore hanno subito una lenta evoluzione a partire dal dicembre del 2009, quando una sentenza della Cassazione decretò che non potevano essere considerati sufficienti a provare l’evasione fiscale ma piuttosto erano delle “presunzioni semplici” prive di valore se non integrate da altri elementi.
Allora si chiudeva un ciclo, inaugurato dal vice ministro dell’Economia Vincenzo Visco, che nella legislatura 2006-2008 li aveva intesi come strumento utile per aumentare il gettito fiscale a danno di evasori e non.
Complice la crisi economica, che con i correttivi aveva portato a una revisione forzata, gli studi cominciavano lentamente a trasformarsi in altro. Oggi, non sono più parametri rigidi, da applicare al sistema economico costituito da attività reali (con il tentativo di forzare la teoria costringendo la pratica ad adattarsi ad essa, e non il contrario).
Oggi dovrebbero essere intesi come elemento basilare per valutare la compliance dei contribuenti, ossia la loro fedeltà fiscale.
Analizzando gli Studi, infatti, è possibile valutare i livelli di adesione autonoma a obblighi e adempimenti tributari di varia natura, consentendo quindi di prevenire e contrastare l’evasione fornendo servizi di assistenza al contribuente senza correre il rischio di “fare di tutta l’erba un fascio” come accadeva in precedenza.
«Oggi – afferma il responsabile fiscalità d’impresa di Confcommercio Antonio Veneto – si è ristabilito un clima di fiducia e si sono affrontate le sfide successive: la più attuale è rappresentata dalla capacità degli Studi di saper fornire una risposta adeguata di fronte a periodi di non normalità come sono quelli che le imprese stanno attraversando dal 2008 a causa della persistente crisi economica».
L’ideale sarebbe affiancare gli Studi di Settore ad altri strumenti, quali il nuovo redditometro e lo spesometro, più efficaci per stanare l’evasione: se infatti i primi stimano un ammontare di ricavi (recuperando così IVA, imposte sui redditi e IRAP che potrebbero essere tenuti nascosti al Fisco), il secondo stima un reddito complessivo con il recupero esclusivo delle imposte dirette.
Come rilevato da Roberto d’Imperio, membro del Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti al Sole 24 Ore: «L’uso combinato dei due strumenti può avere una significativa efficacia probatoria unicamente nei confronti di quei soggetti che non possiedono altri redditi al di fuori di quelli derivanti dall’esercizio dell’attività imprenditoriale individuale o di lavoro autonomo. In tutti i casi in cui il reddito complessivo del contribuente è frutto della sommatoria di diverse categorie reddituali infatti, non sarebbe, possibile associare in maniera univoca l’eventuale maggior reddito desunto dall’applicazione del redditometro al risultato dell’attività economica esercitata e anche quando il contribuente risultasse incongruo ai fini degli studi di settore».
In quest’ottica, gli Studi si configurano come una preziosa banca dati da utilizzare per una corretta valutazione dei comportamenti dei contribuenti, sia per stanare gli evasori, sia per correggere eventuali errori.
Questo, soprattutto dopo che è stato introdotto un principio di territorialità (soprattutto in settori quali l’Edilizia e il Commercio di capi d’abbigliamento) che, distinguendo le diverse realtà economiche presenti nel Paese, fornisce dati ancor più puntuali e attendibili.
Non bisogna dimenticare che il nostro territorio è sottoposto a variazioni legate alla tipologia economica che spesso colpiscono aziende ed esercizi residenti sulla medesima strada, come fatto rilevare da Raffaello Lupi, professore ordinario di diritto tributario all’università di Tor Vergata.
Ciò che ostacola l’evoluzione verso un meccanismo di monitoraggio più flessibile è però il motivo stesso per il quale gli Studi di settore sono nati, che è legato a doppio filo con le entrate dello Stato: la tendenza a praticare una sorta di “caccia all’untore” nei confronti di liberi professionisti, commercianti e piccole e medie imprese in generale resiste. E diffusa è la percezione, anche da parte degli organi competenti, che la gran parte degli evasori provenga proprio da queste categorie.
È facile immaginare che realizzare in maniera compiuta la metamorfosi degli Studi di settore – da arma in correttivi – può anche significare intervenire direttamente sul gettito dello Stato, mentre almeno in un primo periodo questi parametri rappresentavano indirettamente delle entrate certe e garantite per le casse sempre più vuote del Tesoro.
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certo artigiani commercianti e piccole realta sono quelli che portano i loro redditi nei paradisi fiscali,perche i nostri parlamentari non provano a passare nei paesi e paesini vari,dove si vedono solo cartelli vendesi chiuso cittadine dove le strade sembrano citta abbandonate serrande chiuse arrugginite e polverose,no loro passano con gli aerei ma da quella altezza l’talia e tutta bella pulita e felice,paesi di montagna abbandonati perche quando si decisero a dotarli dei servizzi minimi la gente era gia sfollata e le strade che asfaltarono servirono solo agli sciacalli per rubare quelle poche povere cose rimaste nelle case e alimentare il commercio di mobili e suppellettili vecchi,contatori enel rimasti a zero perche non c’era piu nessuno che li utilizzava,e sono sempre le piccole imprese che si fanno le ville da due milioni in sardegna in sicilia e in toscana,gli idraulici del mio paese hanno tutti l’elicottero per andare al lavoro e la domenica usano il ferrari per andare al mare.quando impareranno a mettersi gli occhiali prima di tagliare alla ceca,tagliano alla ceca pero sempre nello stesso posto,sono degli abitue’.chiude una piccola realta ma quella realta dava lavoro a qualcun’altro e i soldi venivano investiti in italia,per tenere una contabilita devi pagare un commercialista la burocrazia e peggio di una gogna,e non ti lascia respirare,cosa deve fare un mutuo chi lavora per pagare le tasse ìììpoi vedi un bastardo che ha truffato proprio i piccoli risparmiatori che rimane impunito e ti ride pure in faccia e i soldi che ha rubati perche non glieli fanno sputare e restituire a i legittimi proprietariìììperche se cacciano lui dentro ne trascina talmente tanti con se che dovremmo fare le elezzioni anticipate,perche non e possibile che una persona sola abbia architettato un piano del gener da solo,vedendo l’espressione del suo viso non mi sembra poi un gran genio,o no ìììììììì