Le nuove norme di contrasto all’evasione fiscale sono sempre più stringenti verso le imprese che, in base al decreto legge 78/2010, devono fare i conti con una serie di restrizioni, definite per colpire specifiche imprese potenzialmente inosservanti. Resta il fatto che tutte le imprese sono quindi tenute a osservare il regolamento:
Non finirà che le Pmi italiane verranno etichettate evasori fiscali, un marchio impresso alla fonte? Si ha la sensazione che la pluralità delle piccole e medie imprese siano considerate tali già al momento dell’apertura della partita Iva. Perché mentre in altri Paesi europei l’evasore è un’eccezione in Italia diventa quasi una regola?
A quanto pare, è talmente generalizzata che c’è addirittura bisogno di uno scudo fiscale per permettere la modifica del loro status da malus in bonis.
Ecco allora che si procede a continui incroci di dati: l’Iva con gli acquisti; il reddito con gli studi di settore; gli investimenti con la capacità produttiva e così via. Per dirla in termini popolari: un Grande Fratello dell’economia italiana in grado di indagare nel presente e nel passato delle imprese.
E se qualcosa non quadra l’impresa è chiamata a regolarizzare la propria posizione. Deve, quindi, presentare dati, prospetti e documenti che avallino, suffraghino e diano dignità ai propri valori pur di non entrare in contenzioso, pesante per tutti ma ancora di più per l’impresa. Di contro, quando occorre impegnarsi per le aziende i tempi si dilatano inesorabilmente. Prova ne è la mancata immediata nomina di un ministro per lo Sviluppo Economico.
Analizzando i dati economici degli ultimi due anni si notano grossi passi avanti nella lotta all’evasione fiscale. Ma è realmente questa la strada giusta da perseguire? Oggi si tengono d’occhio le cosiddette “imprese apri e chiudi” e quelle “con perdita sistematica” come se incapacità imprenditoriale fosse sinonimo di evasione fiscale. In molti casi, però, l’impresa è in perdita a causa di condizioni di mercato, inesperienza o incapacità dell’imprenditore!
Qualunque sia la causa della perdita sistematica – e tenuto conto dell’antieconomicità a mantenere in vita l’impresa – chiudere l’attività vuol dire avere fallito l’obiettivo, perdere una parte di se stessi, abbandonare qualcosa a cui si è creduto e per il quale si è investito. La perseveranza potrà dare benefici nel medio-lungo termine. Ecco perché, ancorché nell’immediato si abbia una perdita sistematica, nel futuro si possono ottenere brillanti risultati.
mi sembra un’ottima idea la restituzione delle tasse! soprattutto ai dipendenti con 1000 Euro in busta e 1500 di trattenute automatiche!