Giunti a metà anno 2010, momento in cui – secondo gli esperti – le imprese avrebbero definitivamente superato la congiuntura, le aziende e gli imprenditori che non si sono arresi e che sono determinati a sostenere la propria attività sfruttando, hanno a disposizione soluzioni fiscali e di business per contrastare la crisi. Vediamo quali:
Quest’ultima strategia è sicuramente quella più perseguita dalle Pmi. Nella maggior parte dei casi, infatti, la mission delle imprese è vendere il proprio prodotto o servizio ed ampliare il portafoglio clienti, per impiantarsi con maggior stabilità nel mercato.
Di questo viene dato mandato ai sales engineer, professionisti ed esperti delle vendite dotati di un adeguato grado di autonomia operativa che, analizzando la richiesta dei clienti, mirano a concludere contratti, creare nuove opportunità di business e raggiungere gli obiettivi quantitativi e qualitativi assegnatigli.
In pratica, alle imprese clienti vengono offerti sconti aggiuntivi in caso di acquisto di elevate quantità di articoli e, al contempo, si accendono debiti verso i propri fornitori. Parallelamente a ciò si evidenzia un sostanziale aumento al valore della produzione.
Obiettivo: aumento di commesse e ricavi, soddisfazione dei clienti e dilazione sui tempi di pagamento da parte dei fornitore. Ma attenzione, perché con l’incremento delle vendite e dei crediti verso i clienti, l’aumento del rischio di insolvenza da parte di questi ultimi diventa direttamente proporzionale: è assodato che la crisi abbia comportato una maggiore incidenza dei crediti esigibili, per cui diviene importante che l’imprenditore tenga conto di un accantonamento per rischi su crediti.
L’articolo 2426 del Codice Civile prevede l’iscrizione in bilancio dei crediti al valore presumibile di realizzazione. Per i crediti non incassati per insolvenza del cliente, è prevista la deducibilità ai fini Ires.
Impossibile scaricare in PDF in quanto da errore. Lo stesso anche se si salva.
Attendo che rimediate all’errore.
Saluti
Marinelli
Articolo piuttosto “sintetico” e di poco aiuto per i meno preparati (atteso che si presume sia rivolto a costoro !!).
Un esempio: esiste in dottrina un aspetto costante, in parte richiamato anche dalla prassi ministeriale, sul concetto dei crediti inesigibili di “piccola entità” per i quali non necessita esperire azioni costose di recupero ma solo attivarsi come nella normale prassi aziendale di sollecito di pagamento e meglio se a mezzo legale. Quindi valutazione della convenienza del recupero rispetto ai costi richiesti per attivare una procedura: decreto ingiuntivo e simili. E’ mio parere approfondire maggiormente questo aspetto, se non altro investe in modo diverso il concetto della competenza riferita a quale esercizio imputare la perdita.
Grazie.
Giuseppe