Precompilata: i documenti da conservare

Quando non basta l'autocertificazione è necessario conservare ricevute e atti amministrativi: focus sui documenti per la dichiarazione dei redditi, anche precompilata.

Dal reddito alle spese che danno diritto alle detrazioni e ai crediti d’imposta ai dati patrimoniali, il contribuente deve conservare specifica documentazione in relazione a quanto indica in dichiarazione dei redditi. Se si rivolge a un Centro di assistenza fiscale o a un professionista, quest’ultimo apporrà un visto di conformità sulla dichiarazione, e in linea generale risponderà poi in presenza di eventuali errori e omissioni. Ma attenzione: l’intermediario è tenuto a controllare la rispondenza delle voci inserite in dichiarazione con la documentazione presentata dal contribuente, non l’attendibilità della documentazione stessa. E, per le voci che prevedono la possibilità di autocertificazione, la responsabilità di eventuali errori ricade invece sul contribuente stesso, non sull’intermediario che non è tenuto a verificare la veridicità di quanto attestato dall’assistito.

=> Guida alla dichiarazione dei redditi 2017

Comunque sia, nel momento in cui il contribuente si rivolge a un intermediario, prevedibilmente, si affiderà a quest’ultimo per sapere quali documenti bisogna presentare, e quali spese invece si possono, ad esempio, autodichiarare. Se invece il contribuente sceglie la dichiarazione precompilata, un utile documento di consultazione è rappresentato dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate dello scorso 7 aprile 2017, un vero e proprio vademecum sulla dichiarazione dei redditi messo a punto con la collaborazione dei professionisti del settore. Per ogni singola voce, non ci sono solo i riferimenti normativi e le spiegazioni su come fare i calcoli e compilare il 730 o il modello redditi, ma anche le indicazioni precise sulla documentazione da conservare.

=> Dichiarazione dei redditi: le detrazioni del 730/2017

Per quanto riguarda il reddito, il documento di riferimento è sempre la Certificazione Unica. Va conservata la CU 2017 in relazione a redditi da lavoro dipendente e assimilato, lavoro autonomo, redditi diversi, e la Certificazione degli utili e proventi equiparati (CUPE) per i redditi di capitale.

Ampio capitolo  dedicato alle spese sanitarie. Le spese per i farmaci vanno documentati tramite fattura o scontrino fiscale parlante, che viene rilasciato dal farmacista o dal rivenditore presso il quale è stata acquistato il prodotto (parafarmacia, supermercato, online), e che contiene la sigla relativa alla tipologia di farmaco (medicinale con o senza ricetta, prodotto omeopatico, e via dicendo), un codice alfanumerico sul prodotto acquistato, la quantità, il codice fiscale del destinatario.

Le prestazioni del medico generico vanno documentate da fattura rilasciata dal medico, documento sufficiente anche per visite relative al rilascio di certificati medici (uso sportivo, malattia, patente). Per le visite specialistiche invece la situazione è più complicata: per ogni tipologia di prestazione sono previsti controlli diversi, che possono andare dalla semplice fattura alla prescrizione medica, ad attestazioni specifiche. Una regola importante da tener presente, ad esempio in materia di degenze ospedaliere, è che in dichiarazione non bisogna conteggiare le spese (che saranno indicate nella ricevuta rilasciata dall’ospedale), che non riguardano specificamente le cure e il paziente (ad esempio, letto extra per la persona che presta assistenza, piuttosto che altri servizi previsti dalla struttura sanitaria che riguardano il comfort del paziente).

=> Spese mediche nella precompilata 2017

Complicata la documentazione relativa al mutuo. Anche qui, cambia in base alla destinazione d’uso dell’immobile (prima casa, altro immobile e via dicendo), all’anno in cui è stato effettuato l’acquisto, alla tipologia di mutuo, all’esistenza o meno di una ristrutturazione edilizia, al venditore (cooperativa, azienda edile e via dicendo). Il consiglio migliore per il contribuente è quello di verificare la voce di proprio interesse nella circolare sopra citata dell’aprile 2017, e consultare il relativo specchietto relativo alla documentazione da controllare e da conservare. In linea di massima, la destinazione d’uso va autocertificata (ad esempio, in relazione al fatto che l’immobile acquistato è adibito ad abitazione principale). Così come nel caso in cui il mutuo copra sia l’acquisto sia la ristrutturazione dell’immobile, bisogna autocertificare la somma attribuibile all’una o all’altra casistica.

Spese di istruzione: si conservano le ricevute, separatamente da quelle per l’eventuale mensa (con riportata in causale l’indicazione precisa, il nome della scuola e quello dello studente), le ricevute delle eventuali spese per le gite scolastiche.

Previdenza complementare: il documento di riferimento è la certificazione unica, bisogna conservare anche la ricevuta di versamento dei contributi. Nel caso in cui riguardino un familiare a carico, il riferimento è la sua dichiarazione dei redditi (se c’è), oppure oltre ai documenti sopra citati un’autocertificazione sul fatto che la spesa non è già stata dedotta, o sarà dedotta solo in una determinata misura.

Ristrutturazioni edilizie: bisogna conservare le abilitazioni amministrative, le fatture sulle spese sostenute, la ricevuta di bonifico, la dichiarazione dell’amministratore condominiale. Ci sono poi documentazioni specifiche per i diversi casi (cessione con diritto alla detrazione in capo al cedente, lavori iniziati prima del 2011). Ed è prevista l’autocertificazione per attestare che l’ammontare delle spese su cui si calcola la detrazione non ecceda i limiti di legge.

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