Riordino sussidi familiari: Italia VS Europa

Abolizione detrazioni e assegni familiari, sussidi sostituiti da assegno unico su base ISEE: prestazioni sociali a confronto in Europa.

All’esame del Senato il disegno di legge n. 1473 che, presentato in Parlamento nel 2014, ha ripreso di recente il suo iter per concedere delega al Governo di riforma (leggi “riordino” ma anche “taglio“) delle misure di sostegno alle famiglie italiane. Si propone di istituire uno strumento unico, un assegno universale per ciascun figlio a carico, pari a 150 euro al mese fino a 26 anni (in misura ridotta a partire dai 18 anni), in sostituzione della quasi totalità delle agevolazioni finora riconosciute alle famiglie (assegni familiari di vario genere e detrazioni fiscali per minori a carico).

=> Assegno Universale per figli a carico

Oltre a superare l’attuale frammentazione degli interventi a sostegno dei nuclei familiari, il Ddl si pone di estendere la misura alle famiglie più povere, in questo senso allargando la platea di beneficiari a incapienti e a categorie di lavoratori finora escluse, oltre che definire una misura strettamente commisurata alla situazione economica familiare, così come misurata dall’ISEE, in questo senso lasciando fuori parte dagli attuali beneficiari.

=> ISEE: Riccometro e Welfare

Welfare familiare in Europa

Per offrire un contributo conoscitivo utile alla valutazione del Ddl sull’assegno universale per figli a carico, l’ISTAT ha effettuato un’analisi comparativa del trattamento fiscale dei familiari a carico in un confronto europeo, presentando dati sull’incidenza delle prestazioni sociali erogate per la funzione famiglia in Italia e un’analisi delle caratteristiche delle famiglie che percepiscono attualmente gli assegni familiari.

=> Welfare familiare, cosa c la riforma

Sono diverse le misure fiscali a sostegno delle famiglie adottate nei Paesi dell’Unione Europea. In generale, secondo i dati elaborati dall’Ocse (Oecd Taxing wages 2016) - la pressione fiscale per una famiglia monoreddito con due figli è inferiore o uguale a quella di una persona singola senza figli in tutti i Paesi UE. Fa eccezione la Grecia, dove il “Single children support allowance” e lo “Special Allowance for families with three or more children” (calcolati sulla base del numero di figli e della classe di reddito della famiglia) non sembrano supportare adeguatamente i carichi familiari.

La pressione fiscale di una coppia monoreddito con due figli:

  • è pari al -7% in Italia, in linea con Francia e di poco inferiore alla Spagna.
  • è meno della metà rispetto al/la single senza figli in Repubblica Ceca, Germania, Polonia, Repubblica Slovacca e Slovenia, in tre di questi Paesi ha un carico fiscale sul reddito personale negativo;
  • nessuna differenza in Svezia e Regno Unito, ma in Svezia i trasferimenti per i figli sono indipendenti dal reddito dei genitori ed esentasse variando da 12.600 euro per figlio a 27.600 per 5 e più figli, mentre nel Regno Unito il Child Tax Credit (fino a 16 anni, 19 se studiano) è un credito rimborsato indipendentemente dalle imposte dovute, legato a reddito lordo, numero ed età dei figli;

=> Assegno familiare: guida al calcolo in busta paga

Considerando invece una famiglia con due figli e due percettori di reddito (l’Ocse ipotizza che il secondo abbia un carico medio pari al 33% del reddito), l’incidenza dell’imposta sui redditi del nucleo diventa, rispetto a quella della persona singola senza figli:

  • leggermente superiore nella Repubblica Ceca (7,0 punti percentuali), Germania (5,7 punti percentuali) e Repubblica Slovacca (5,6 punti percentuali);
  • inferiore in Finlandia (-4,6 punti percentuali), Italia e Olanda (-3,4 punti percentuali);
  • non si riscontra alcun impatto in Francia.

=> Detrazioni fiscali: le istruzioni

Considerando le prestazioni sociali erogate alle famiglie, esclusi i costi amministrativi e le altre spese, nel 2013 (ultimo anno disponibile per i confronti internazionali), la spesa nei Paesi UE si è attestata, in media, al 27,7% del PIL, pari a un ammontare medio pro capite di 7.406 euro. I valori italiani sono in linea con la media UE, con una spesa pari al 28,6% del PIL e un ammontare pro capite di 7.627 euro annui.

In Italia tuttavia si osserva una prevalenza dell’intervento monetario rispetto a quello in natura ma prevale l’accesso selettivo rispetto a criteri più universalistici. Sempre in Italia, sul totale delle prestazioni sociali, la vecchiaia assorbe quasi la metà della spesa, la malattia circa un quarto, la famiglia il 5,5%, mentre il restante 20% è indirizzato a prestazioni per superstiti, invalidità, disoccupazione, esclusione sociale, bisogni abitativi.

Fonte: ISTAT.

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