Talent Management trascurato in Italia

Il talento è un aspetto affascinante dell'essere umano. Difficile però da far emergere (Ignazio Marino).

Nelle aziende di qualsiasi dimensione, l’attenzione al capitale umano e la valorizzazione delle doti dei singoli dovrebbe essere un obiettivo ovvio e prioritario. Invece, nella pratica molte aziende sono attente prima di tutto ai costi e finiscono per svilire o demansionare anche i migliori. Tutto ciò impoverisce l’azienda e la rende più debole rispetto alla competitività del mercato.

Vediamo invece le corrette leve e le giuste priorità del settore HR per non perdere in potenziale umano.

La situazione italiana

Aziende esperte nella consulenza HR come NorthgateArinso hanno rilevato che in molte aziende si conosce il significato e il valore del Talent Management, ma si riscontra anche una certa difficoltà nell’ottimizzarlo: l’alibi è la mancanza di fidelizzazione del dipendente su cui si era investito. Tuttavia, il parere dei dipendenti è contrario: la fedeltà dovrebbe essere conquistata attraverso opportunità di apprendimento, crescita delle retribuzioni e apprezzamento del lavoro!

Aspetti trascurati nelle aziende italiane: in particolare viene lamentata una logica di gestione delle risorse basata sui costi, sulle simpatie se non addirittura sulle raccomandazioni.

Una cosa è certa: questa “distorta” situazione aziendale rende le imprese meno competitive. Infatti, seppur talentuosi, gli impiegati demotivati e insoddisfatti non apportano valore aggiunto e sono i primi ad abbandonare l’azienda quando il mercato lo permette, impoverendola nel know-how.

Lo conferma anche la ricerca Global Workforce Study 2010 di Towers Watson, società di consulenza nelle risorse umane, che ha sentito più di 20mila dipendenti di aziende di 22 Paesi: solo il 13% dei dipendenti italiani si sente molto coinvolto dalla propria realtà lavorativa a fronte di un 39% che si giudica abbastanza coinvolto e un preoccupante 37% di “poco coinvolti”. Chiude la classifica il 13% dei dipendenti che si valuta per nulla coinvolto e quindi palesemente insoddisfatto.

Dalla stessa fonte, un 48% di intervistati lamenta la mancanza di opportunità concrete in azienda e un appiattimento dell ‘ organizzazione che non consente lo sviluppo della carriera e del profilo retributivo. Su quest’ultimo, poi, le critiche mosse riguardano la mancanza di equità fra retribuzioni impiegatizie e degli executive, giudicate eccessive rispetto agli obiettivi aziendali (non) conseguiti.

Un’altra interessante e insolita ricerca condotta su un campione di imprese nordamericane ed europee dall ‘ IT Leadership Academy del Florida State College rivela che nella gran parte delle realtà aziendali si assiste ad un altro motivo di insoddisfazione: la “crisi dell ‘ energia umana del comparto IT. Lo staff IT è letteralmente esausto e quindi scontento. Crisi di mercato, dictat costante del “do-more-with-less”, dover assolvere compiti tecnici e anche commerciali, aumento delle richieste degli utenti interni, aumento di policy e conformità da rispettare… Dalla ricerca emerge che il carico di lavoro sullo staff IT, fra compiti effettivi e attività multitasking è pari a 43h al giorno!

Come spiega l’IT Leadership Academy, un CEO deve porre attenzione all’energia spesa da sé e dal suo staff, come metro della propria capacità di leadership: l’extralavoro è il peggior modo per disperdere le energie dei dipendenti.

X
Se vuoi aggiornamenti su Talent Management trascurato in Italia

inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

Ho letto e acconsento l'informativa sulla privacy

Acconsento al trattamento di cui al punto 3 dell'informativa sulla privacy