La sfida dei mercati e dei concorrenti richiede alle aziende una capacità di reazione immediata. In assenza di budget per implementare sistemi di Complex Event Processing (attraverso metodologie CEP e strumenti per il top management), le PMI possono intervenire sulla struttura organizzativa interna, passando a una gestione trasversale, in cui il management opera in maniera più proattiva.
Il CFM (Cross Functional Management) attiva migliori sinergie fra i diversi reparti aziendali. Nella pratica operativa, il management (organizzato trasversalmente rispetto ai team di lavoro e ai dipartimenti) diventa più cooperativo e riesce a prendere decisioni in modo più rapido e funzionale.
Il primo obiettivo è affermare la leadership in una relazione non gerarchica per poi ottimizzare la cooperazione e la sinergia fra i diversi reparti aziendali, mediante la condivisione di informazioni e dei diversi approcci che i singoli apportano al gruppo cross funzionale.
Rispetto alle organizzazioni gerarchiche convenzionali, tutti sono coinvolti su tutte le iniziative, e le informazioni non sono più patrimonio di pochi. Spesso, dunque, si concretizza onganizzando i manager in Consigli, Board o Task Force cross-funzionali, con obiettivi a scadenza stringente.
Tipicamente, il CFM è una conseguenza dell’attività di miglioramento continuo per prodotti e processi aziendali TQM (Total Quality Management), ma anche della metodologia Kaizen, che invece focalizza sull’intera struttura aziendale.
Il termine miglioramento continuo si intende nell’accezione del ciclo di Deming articolato nei passi iterativi del PDCA (Plan Do Check Act) che permettono di apportare una continua ottimizzazione alla gestione. I sistemi di gestione che rispondono alle diverse norme ISO sono tutte basate su questo modello.