Incapacità dei manager

Le motivazioni alla base dei potenziali fallimenti dei manager: continua il viaggio nell'universo Manager per comprendere le cause di inefficienza della classe manageriale

Dopo aver tracciato il profilo del manager ideale e della situazione reale nelle aziende italiane, la dottoressa Désirée Renault, ci aiuta a fare un ulteriore passo nell’analisi delle motivazioni che portano al fallimento di un ruolo di leadership. Vediamo dunque le componenti che maggiormente incidono e causano inadeguatezza operativa, per i quali esistono tuttavia interventi risolutivi, basati su consulenze esterne e formazione ma anche… su un po’ di saggezza!

Motivazioni del fallimento

Il manager può fallire la propria missione semplicemente perchè la persona che ne ricopre l’incarico può commettere errori. Tuttavia, precisa la dt.ssa Renault, è necessario distinguere fra errori in buona fede e quelli mediati da interessi personali o addirittura provocati dalla e dal desiderio di aumentare il proprio potere.

Se “incapacità” significa non saper fare una cosa, la dt.ssa Renault chiarisce che nessun manager è incapace in tutte le attività che gli competono: plausibilmente ha delle lacune da migliorare e dei punti di forza dove si esprime al meglio. Quel che probabilmente fa la differenza è la pseudo competenza: una competenza costruita, inconsistente, imparata a memoria e indossata come un vestito che non appartiene realmente all’individuo.

Non è così infrequente incontrare professionisti che sembrano estremamente competenti ma ad un’analisi più attenta rivelano lacune sostanziali. Queste persone “si sanno vendere molto bene” facendo credere di saper fare ciò che invece non gli appartiene. Ovviamente anche questa è una pur discutibile capacità…

Fattori di rischio

Si potrebbe imputare a giovane età ed inesperienza le cause che portano al fallimento, ma Renault ci spiega che, per propria esperienza, non si può definire l’età come fattore di rischio. Tanto più che, se fosse così, non si potrebbe offrire a giovani capaci e competenti la possibilità di esprimere le loro potenzialità.

A fare la differenza è piuttosto la consapevolezza di sé e di come la propria personale esperienza abbia forgiato il proprio modo di agire. La consapevolezza riguarda i propri punti di forza ma anche le aree di miglioramento. In più, riguarda anche il proprio modo di muoversi nel mondo, di relazionarsi con gli altri, fattore che contribuisce a definire il proprio reale valore.

Più aumenta la consapevolezza di sé e più diminuisce la possibilità di “fallire” nel proprio ruolo, e di conseguenza diminuisce la possibilità di demotivare i collaboratori e comportarsi in modo non funzionale rispetto al raggiungimento degli obiettivi aziendali.