Il Piano di gestione dei rischi

Roulette russa? No, grazie! La guida pratica di PMI.it alla identificazione, valutazione e gestione dei rischi di un progetto

Identificazione dei rischi

La pianificazione del risk management di un progetto implica per prima cosa la definizione generica delle categorie di rischio: di tipo tecnico (inaffidabilità di una nuova tecnologia…), qualitativo (cambiamenti imprevisti negli standard industriali…), prestazionale (ambiziosità dei risultati attesi…), gestionale (allocazione delle risorse…), organizzativi (conflittualità fra vari reparti aziendali…), esterni (scioperi…), etc. A questo punto si passa a quella specifica, inerente il progetto, attraverso:

  • analisi del piano di progetto
  • raccolta di informazioni utili (interviste ad esperti, brainstorming, etc.),
  • compilazione di check-list messe a punto in base a dati storici e analoghe esperienze
  • verifica delle ipotesi e degli assunti di base del progetto
  • tecniche specifiche (diagrammi di causa-effetto, flow-chart dei processi, diagrammi di influenza, etc.)

Analisi qualitativa dei rischi

Una volta identificati i rischi per i quali è necessaria una specifica azione, passeremo a definirne le priorità in base ai potenziali effetti che potrebbero avere sul piano di progetto.

Per fare questo, ottenendo così una lista dei rischi organizzata per ordine di importanza, prenderemo in esame:

  • piano di gestione dei rischi
  • lista dei rischi identificati
  • stato globale del progetto e sua tipologia
  • attendibilità dei dati raccolti
  • “peso” (in termini di probabilità ed impatto) dei singoli rischi
  • validità delle ipotesi utilizzate

Analisi quantitativa dei rischi

La lista ottenuta ci indica dove focalizzare la nostra attenzione e i nostri sforzi per poterli eventualmente fronteggiare, ma non dà nessuna indicazione sul “quanto” mettere in campo in termini di risorse economiche, umane e di tempo.

Inoltre, a questo punto va definita anche l’effettiva probabilità (in termini numerici) che avremo di raggiungere gli specifici obiettivi di progetto, sia un indicatore dell’esposizione verso i singoli rischi, che ci permetteranno di valorizzare le “riserve di contingenza” da prevedere ed accantonare. Gli strumenti che potremo usare sono molteplici:

  1. analisi di sensibilità, che consente di stabilire la relazione fra singolo rischio e obiettivo di progetto considerato;
  2. analisi decisionale “ad albero”, che aiuta a scegliere tra le varie alternative;
  3. simulazione, che usa modelli matematici (ad es. il metodo Monte Carlo) per calcolare il potenziale impatto delle “incertezze” sugli obiettivi di progetto.

Come risultato, la lista dei rischi sarà ora ordinata in funzione del loro impatto numerico rispetto agli obiettivi di progetto e sarà anche arricchita da una serie di previsioni probabilistiche sui possibili risultati numerici delle variabili connesse agli obiettivi di progetto (ad es. circa le date di completamento, i costi, etc.), con i relativi livelli di confidenza attribuibili a ciascuna previsione, per affinare le decisioni.