Project Management: Leadership e Comunicazione

Non basta parlare più degli altri per diventare un leader: è un leader chi ha la più capacità di esprimersi e farsi ascoltare...

Per un Project manager carismatico, è fondamentale saper comunicare, come ci spiega James P. Lewis nel suo “Project Leadership”, e di cui abbiamo già analizzato i primi 7 capitoli su come diventare un buon leader. Negli ultimi vediamo ora da quali fattori è caratterizzata una comunicazione efficace: il contenuto del messaggio e la relazione tra PM e interlocutore.

Quest’ultima può essere “complementare” (rapporto di subordinazione o grande familiarità) o “simmetrica” (paritaria). Il secondo tipo è più instabile per definizione, sbilanciata verso l’uno o l’altro a seconda del momento.

Il problema sorge quando il PM si rivolge ad un interlocutore che non gradisce il tono scelto: ad esempio, se mi rivolgo al capo con tono familiare egli potrebbe sentirsi offeso, o viceversa se parlo ad un collega con eccessiva autorevolezza, egli potrebbe rispondermi piccato.

Ai fini della relazione non è tanto ciò che diciamo che conta davvero ma come lo diciamo. Un’altra importante considerazione da fare è che l’informazione e il significato non sono la stessa cosa: il vero significato di una comunicazione è quello che il ricevente le dà. In qualche modo, dunque, dobbiamo metterci nei panni di chi ascolta, ricordando sempre che la responsabilità della comunicazione è di chi trasmette e non di chi riceve: solo comprendendo il punto di vista altrui la rendiamo efficace.

Le regole da seguire sono semplici: comunicare, verificare se si è raggiunto lo scopo e, in caso negativo, cambiare approccio finchè non si è ottenuto l’effetto desiderato.

Possiamo riuscire a prevedere il grado di intesa con il nostro interlocutore comprendendo come egli elabora le informazioni. A seconda del canale sensoriale preferito sono possibili tre modalità: visiva, auditiva, emotiva. I suoi modi di dire ci aiuteranno a capire quale sta adottando: “vedo…, vedo” = visiva, “mi suona un po’ strano” = auditiva, “sono nauseato…” = emotiva.

È possibile entrare in sintonia con l’altro facendo attenzione anche al suo linguaggio del corpo (braccia incrociate = chiusura) o al tono della voce. O ancora, al linguaggio simbolico (abbigliamento o pettinatura), alle differenze interculturali (usi e costumi). Insomma, se vogliamo comunicare con qualcuno e influenzarlo positivamente dobbiamo saperci relazionare con lui!