Project Management vs. Change Management

Nella gestione dei progetti uno degli aspetti più critici è la gestione del cambiamento

Molti manager e accademici hanno scritto sul Change Management, tuttavia è inevitabile che la realtà spesso si discosti dalla teoria. a fronte di un progetto per cui sono stati definiti budget, tempi di realizzazione e risorse, il dover modificare le componenti – se non gli obiettivi stessi del progetto – comporta non pochi inconvenienti, sia per chi gestisce il progetto sia per il gruppo che vi opera all’interno.

Prima di spiegare come gestire il cambiamento all’interno dei progetti è buona cosa cercare di cogliere il modo in cui individualmente si reagisce ai cambiamenti stessi.
Non è mai semplice sopportare lo stress che ne deriva, ma è fondamentale riuscire a farlo per non entrare in crisi. Non a caso la stessa parola deriva dal greco “krisis”, appunto “cambiamento”: come a sottolineare che le variazioni conduconono inevitabilmente a problemi anche organizzativi.

Insicurezza e ansia sono naturali, ma altrettanto naturale deve essere la capacità di reagire alla mutazione di scenario. Obiettivo del Project Manager e più in generale del Management aziendale, è proprio evitare l’insorgere della crisi derivante dalla mancanza di procedure in grado di gestire il cambiamento.

Normalmente, dinanzi a un cambiamento la prima reazione è rifiuto (“non è possibile”), poi rabbia (“ma proprio a me”), quindi contrattazione (“cosa si può salvare”) e abbattimento (“non sarà più come prima”) e infine rassegnazione all’ineluttabile nuova condizione (“ormai…”).

Una delle reazioni più frequenti è l’immobilismo, nella speranza (vana) che il cambiamento riporti le cose allo stato originario. Una rappresentazione esemplare è lo scenario dipinto nel libro “Chi ha spostato il mio formaggio” di Spencer Johnson (ed. Sperling & Kupfer) in cui dei topolini abituati a trovare il formaggio in un determinato punto, improvvisamente non lo trovano più. Ne scaturiscono i diversi comportamenti: chi aspetta, chi va in cerca del cibo e chi parte ma si pente e ritorna.
La risposta al problema è ovvia: chi accetta il cambiamento e si comporta di conseguenza è destinato al successo.

In ambito progettuale, poi, è abbastanza scontato come l’immobilismo non possa rappresentare una soluzione. Di conseguenza, diviene imperativo introdurre correttivi che consentano, attraverso una transizione il più possibile graduale, il raggiungimento del nuovo obiettivo.

È evidente quindi come l’attenzione vada posta sui criteri da applicare in fase di transizione, per ridurre il più possibile lo stress derivante dall’innovazione. Applicare regole in modo rigido è quasi altrettanto facile che rassegnarsi all’immobilismo. Il difficile è tener conto dell’impatto.