Una delle soluzioni chiave per rispondere all’esigenza di innovazione in azienda è il project management inteso – al di là del suo ruolo metodologico – come strumento per diffondere consapevolezza unitaria tra i diversi attori coinvolti in un progetto imprenditoriale, trasmettendo al contempo utili stimoli per una definizione matura di uno specifico stile dirigenziale. La fattibilità di tale innovazione, tramite tecniche e best practice, incoraggia infatti le aziende che “guardano avanti”, creando differenziali strategici da spendere sul mercato.
Almeno in termini ideali, però, le decisioni che interessano le imprese dovrebbero essere il risultato di un processo collettivo che si sviluppa nel tempo, influenzato dai seguenti fattori: sistema di valori degli attori (individuali e di gruppo); sistema informativo (documenti, contratti, norme); rete di relazioni (organigrammi, coalizioni, pressioni); dinamica delle negoziazioni.
Un processo formativo interno o l’intervento di figure esperte in project management introducono in azienda il senso di gruppo e quindi: cooperazione, motivazione e impiego ottimale del capitale materiale e umano. Un modello di coesione nel quale il processo delle decisioni è “multi attore” e in cui i principali soggetti sono, oltre al project manager e al team, anche: cliente, direzione lavori, azienda (direzione e manager funzionali), sub contrattisti, consulenti, enti locali e statali.
Se è vero che in tali condizioni si moltiplica il potenziale aziendale, non va dimenticato che ad ogni personaggio coinvolto vengono assegnati precisi compiti, ruoli, responsabilità e perfino indicazioni sulle limitazioni dell’area di intervento.
Nei Paesi latini le Pmi nascono e si sviluppano per lo più sulla base della valida e coraggiosa iniziativa imprenditoriale che, tuttavia, è ancora carente di riferimenti razionali metodologici. In natura il raggiungimento degli stati di equilibrio deriva da eventi spontanei, invece ciò che contraddistingue l’intelligenza umana è la capacità di pilotare gli avvenimenti. In altre parole, se vogliamo cambiare la scena esistente a favore di una migliore dobbiamo “decidere” di farlo attraverso un percorso così sintetizzato: definizione degli obiettivi, programma, processo organizzato e risultato.
La mancanza di questo ordine e la conseguente gestione inadeguata del tempo provocano il sopravvento di continue emergenze e stati di crisi, durante i quali la situazione è troppo degradata per poter applicare efficaci azioni di riparo. Un corretto time management prevede invece due iniziative essenziali da concentrare e avviare nello stesso momento: affrontare subito ciò che nel medio-lungo periodo potrebbe generare gravi costi e lasciare in secondo piano ciò che si reputa importante ma che si presta senza danni ad essere risolto successivamente.
L’azienda non può rinunciare alla strategia e il ruolo del project management in tal senso consiste nel definirne una che sia credibile e condivisa individuando metodi e criteri di intervento che consentano il massimo sfruttamento delle opportunità.
I processi di innovazione cooperativi che si svolgono nelle organizzazioni richiedono poi una specifica cultura (conoscenze, competenze, comportamenti, visione, ecc.) da parte dei dipendenti e della direzione, che consenta al processo di diventare “creativo“, di innescarsi e prosperare. La creatività genera nuove idee e nuove opportunità che, messe in pratica, consentono di ottenere innovazione.