Stress Management

Se lo stress diventa uno scomodo collega di lavoro, bisogna imparare a gestirlo e magari a renderlo utile

Il ruolo del Project Manager richiede numerose capacità: di organizzazione, di relazione, di comunicazione ma soprattutto molteplici capacità gestionali su ambiti operativi e a volte su fronti insospettati. Uno dei meno evidenti e forse meno considerati, ma che immancabilmente si presenta, è il fronte dello stress.
Per la sua puntuale comparsa durante le attività di progetto e in generale nell’ambito lavorativo, lo si potrebbe addirittura considerare come un collega di lavoro anche se scomodo e indesiderato. Ignorarlo non è la strategia migliore, perchè si ripresenta in forma subdola generando danni anche gravi.

Risulta senz’altro meglio imparare a conoscerlo e a gestirlo correttamente. Da qui il termine stress management, disciplina di ultima generazione che partendo dalla conoscenza approfondita dello stress, delle sue cause e della sua sintomatologia, consente di attuare diverse e molteplici tecniche per contenerlo, controllarlo pienamente, e magari anche evitarlo del tutto.

Definizioni

Hans Selye nel 1936 ha dato una definizione dello stress descrivendolo come «un’alterazione dello stato di equilibrio dell’organismo indotto da vari tipi di stimoli interni o provenienti dall’ambiente esterno». Più spesso il termine è utilizzato per indicare uno stato fisico di disagio che si manifesta con stanchezza, depressione e a volte con uno stato di sofferenza psichica.

Nella medicina del lavoro lo stress è definito come «un particolare tipo di rapporto tra la persona e l’ambiente che viene valutato dalla persona stessa come gravoso o superiore alle proprie risorse e minaccioso per il proprio benessere», enunciato che introduce un concetto diverso alla base dello stress: ovvero la causa è da ricercare nella dinamica fra persone e ambiente di lavoro piuttosto che essere univocamente dipendente dall’ambiente stesso o derivato da stimoli avversi.

È interessante notare che esiste anche una sorta di stress positivo detto “eustress” che scaturisce da una stimolazione dell’ambiente esterno e che costituisce una positiva spinta energetica per affrontare le diverse attività lavorative. Se però si superano alcuni limiti di soglia si entra nella patologia.

Dati sull’incidenza e dimensioni del problema

Dai dati emersi dalla “Fourth European Survey on Working Conditions in the European Union”, pubblicata dalla “Fondazione Europea per il miglioramento della vita e delle condizioni lavorative”, nel 2005, risulta che su circa 30.000 lavoratori di 31 stati fra membri e candidati UE, il 44% non è contento delle proprie attività lavorative perchè lavora più di 48 ore settimanali, il 5% ha avuto esperienze di molestie, violenza e prepotenze, il 25% lamenta di dover lavorare a ritmi frenetici praticamente tutto il tempo, oltre il 62% esegue lavori ripetitivi mentre il 46% esegue lavori dolorosi o stancanti.

Tutte queste condizioni lavorative portano disturbi correlati allo stress, che risulta essere la terza malattia che impatta sulla salute dei lavoratori ed incide per il 22% degli esaminati subito dopo il mal di schiena e i dolori muscolari che rispettivamente influiscono per il 25% e 23%.