Per ottenere fiducia (e quindi un buon lavoro da risorse ben motivate), un leader deve essere credibile: in sostanza, deve mostrare di avere il diritto e le qualifiche per guidare e dirigere gli altri dove essi intendono arrivare.
Non serve barare: ad esempio, la giovane Project Manager che dirigerà un gruppo di esperti programmatori non si proporrà certo come guida tecnica, bensì come colei che li aiuterà a trovare le risorse necessarie per svolgere meglio il loro lavoro, con un supporto in tutte le attività.
La fiducia scaturisce dal percepire una somiglianza di base con il leader, dal rendersi conto che egli comprende i nostri bisogni e vuole aiutarci a soddisfarli, dal constatare la sua onestà e integrità, dal verificare che non persegue unicamente i suoi obiettivi personali, dall ‘ essere sicuri che non ci darà mai la classica “pugnalata alle spalle”.
Di sicuro non è la semplice lettura di un libro a trasformarci per magia in manager leader, ma mettere in pratica i concetti imparati e far tesoro anche degli eventuali insuccessi senz’altro ci migliora.
Piuttosto, il problema è: come fare a sbagliare senza causare disastri irreparabili al nostro progetto (e alla carriera…)? Niente di meglio che ricorrere a delle simulazioni: ci possiamo cimentare in una sorta di “gioco di ruolo” nel quale, con l’aiuto di un collega o semplicemente immaginando nella nostra mente gli scenari più nefasti e ingarbugliati, proviamo a risolvere le questioni applicando quanto appreso.
E poiché l ‘ eccellenza non la si impara osservando ciò che non funziona, identifichiamo chi rappresenta per noi un indubbio modello di leadership a cui riferirsi e proviamo a imitarlo. Ma senza mai prenderci troppo sul serio…