In Italia gli investitori scelgono Startup e ICT

Business Angel in aumento in Italia: gettonati i settori ICT, eHealth e FinTech, investimenti trainati dal potenziale di mercato e non dagli incentivi fiscali.


Mercato, management, prodotto o servizio: sono i fattori che i business angel considerano prima di effettuare un investimento in un’azienda o startup. Il mercato italiano ha ancora dimensioni limitate ma cresce: nel 2016 ha registrato operazioni per 24,4 milioni di euro (dai 20,9 del 2015), con investimenti distribuiti su 52 società emittenti. Sono i dati chiave della survey IBAN presentata alla XVIII Convention dell’Italian Business Angels Network.

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Dove si investe

Nel 2016, la maggioranza dei finanziamenti si è concentrata nel Nord Italia, interessando imprese in stato di sviluppo avanzato. Nel 56% dei casi si è trattato di aziende in fase di Startup, nel 32% in fase di Seed, nel 12% in Expansion.

Nella decisione di investimento i fattori che pesano maggiormente sono la potenziale crescita del mercato, 63%, il management team, 37%, le caratteristiche del prodotto o servizio, 26%. A sorpresa, non viene data nessuna rilevanza, invece, a ricavi attesi e vantaggi fiscali.

 

business angel

Il business angel, oltre all’investimento in denaro, apporta competenze strategiche e contatti per lo sviluppo dell’attività sociale, con un grado di coinvolgimento medio alto nel 70% dei casi.

Il settore più dinamico è risultato l’ICT (Web App, Mobile, Software), seguito da Sanità e apparecchiature biomedicali, Fintech, Media Entertainment.

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Nota dolente, le exit: solo il 4% ha effettuato almeno un disinvestimento nel 2016; in media la exit avviene dopo quattro anni. Nel 75% dei casi è una vendita ad altri investitori, nel restante 25% al tema imprenditoriale.

Chi investe

Il profilo medio del business angel non registra particolari cambiamenti: fra i 30 e i 50 anni, uomo, vive nel Nord Italia, spesso ha un passato come manager, è laureato, nel 62% dei casi si definisce imprenditore, ha un patrimonio intorno a 2 milioni di euro, investe meno del 10% in operazioni di angel investment. La novità fondamentale è la presenza femminile (quasi una su quattro, 23% degli “angeli”). I dati della survey registrano infatti un passo avanti su questo fronte.

«Un segnale molto positivo», commenta Paolo Anselmo, presidente IBAN, che annuncia un’iniziativa per coinvolgere un numero sempre maggiore di donne:

«l’associazione IBAN, insieme ad altri sette partner attivi in Europa, sta gestendo un progetto WA4E -­ Women Angels for Europe’s Entrepreneurs – coordinato da Business Angel Europe e sostenuto e finanziato dall’Unione Europea, di cui presenteremo i risultati nei prossimi mesi».

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