Credito in Italia per famiglie e imprese, numeri e trend

Stato dell'arte e potenzialità del mercato della Supply Chain Finance in Italia, che apre interessanti spazi alle start-up innovative.

Il mercato della Supply Chain Finance – soluzioni per il finanziamento del capitale circolante che fanno leva sul ruolo di un’impresa all’interno della filiera nonché sulle caratteristiche economiche, finanziarie o di business – è in grande fermento in Italia e presenta un grande potenziale ancora tutto da sfruttare. A confermarlo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Supply Chain Finance della School of Management del Politecnico di Milano, presentata in occasione del convegno “Supply Chain Finance: il domani è già qui!”.

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Supply Chain Finance

Ad oggi il credito potenziale di filiera in Italia vale infatti 59 miliardi di euro, ma ad essere servito è solo il 26%, pari a un valore di 147 miliardi di euro, e nel nostro Paese si attendono in media 78 giorni per l’incasso dei crediti commerciali, contro una media europea di 47, e 137 per il pagamento dei debiti, contro una media europea di 65.

Supply Chain Finanance 3

Tra gli strumenti attualmente più diffusi troviamo il tradizionale anticipo fattura (87 miliardi di euro, -3,3% rispetto all’anno precedente) e il factoring (57 miliardi, +1,8%), mentre ancora c’è molto da fare per quanto riguarda il ricorso a soluzioni innovative basate su tecnologie digitali abilitanti. Tra le più promettenti:

  • la carta di credito virtuale per la gestione semplificata dei pagamenti tra buyer e supplier;
  • l’inventory finance, il finanziamento delle scorte attraverso una linea di credito;
  • l’invoice auction, un’asta digitale per investire nelle fatture;
  • il dynamic discounting, pagamento anticipato a fronte di uno sconto proporzionale ai giorni di anticipo.

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Startup e innovazione

Il settore della Supply Chain Finance sembra inoltre attrarre molte delle nuove imprese, contando circa 50 le startup nate dal 2009 alla prima metà del 2016 a livello internazionale, soprattutto nei Paesi anglosassoni (UK e Australia in primis). Il nostro Paese ha comunque un suo ruolo da protagonista con 6 delle startup della rilevazione effettuata dall’Osservatorio che hanno headquarter in Italia (22 nei Paesi anglosassoni). Gli strumenti sui quali si focalizzano le startup sono l’accesso al credito delle PMI con soluzioni efficienti, molto flessibili e facilmente adattabili a contesti diversi e variabili, prestando particolare attenzione alla tipologia di finanziamento e allo strumento tecnologico sottostante. Per le startup l’opportunità migliore nella Supply Chain Finance consiste proprio nel riuscire a collocarsi in quello spazio di mercato lasciato scoperto dagli operatori più tradizionali e meno propensi all’innovazione.

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Basti pensare che oggi praticamente tutti i provider di finanziamento in Italia, perlopiù banche e factor locali, erogano il servizio senza il supporto di una piattaforma dedicata. Solo alcuni grandi gruppi bancari nazionali hanno puntato sulla via della digitalizzazione, ma comunque le piattaforme disponibili e più utilizzate in Italia sono “chiuse” prevedendo una relazione univoca tra impresa cedente e provider di finanziamento, mentre le grandi banche internazionali sfruttano, e stanno portando anche in Italia, piattaforme fintech in modalità “open finance” e “double open” emergenti a livello europeo.

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Rating integrato

Nel settore si sente inoltre la necessità di un rating capace di integrare aspetti finanziari ed operativi, che non corrispondono nel 40% delle aziende secondo l’Osservatorio Supply Chain Finance su dati relativi a 143 imprese italiane di diversa dimensione, così da permettere una miglior valutazione del merito creditizio.

Infografica_SCF

Fonte: Osservatori.net.

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