Ci era stato insegnato che i cicli economici erano sempre più brevi, e che era stata l’Informatica ad accelerarli. Ebbene, affacciandosi sul job market ai nostri esordi, eravamo dunque fieri di lavorare proprio nel mercato che aveva “rivoluzionato” l’Economia: sarebbe stata solo gloria! Sbagliato: dopo oltre dieci anni di esperienza nel campo informatico oggi dovremmo essere diventati tutti dei guru, eppure le cose non stanno esattamente così.
Nell’Informatica, appena si comincia a “masticare il linguaggio”, di colpo tutto si rinnova e si moltiplicano immediatamente le cose da imparare. Per cui tutti coloro che lavorano in questo settore, dipendenti e liberi professionisti, hanno l’obbligo di mantenersi aggiornati, sempre.
Alla luce di queste oggettive difficoltà, l’Informatica tende sempre più a divenire un comparto in outsourcing nelle imprese italiane: per avere in azienda personale sempre ben qualificato, ci si rivolge a società di recruiting per individuare figure specialistiche per le proprie necessità software.
Fiore all’occhiello di questo dinamico mercato, dunque, non sono certo le software-house, ma le sedicenti “società di informatica“, quelle che si occupano di reperire professionisti per il cliente finale.
E fin qui nulla di strano. Il punto è che in questo settore in Italia esistono a mala pena 4/8 grossi player eppure, a guardare l’elenco telefonico, sono centinaia! Ci si chiede perciò come facciano a non soccombere su un mercato dominato da player così consolidati. E qui scatta il fenomeno “subappalto“…
La gran parte delle società di informatica si occupa di Body Rental: reperisce la risorsa, la mette sotto qualche forma di contratto (in genere da precario…) e la “rivende” ad una seconda società che, a sua volta, colloca la risorsa presso il cliente finale oppure la “rivende” a una terza.
Chi ci guadagna da tutto questo giro? Di certo nè il professionista IT nè il cliente finale, su ci ricadono doppi costi senza saperlo. Il punto è che, pur volendosi “chiamare fuori”, è ancor più problematico raggiungere i clienti finali senza passare per intermediari. Ci si aspetterebbe dai grossi player decine di annunci ma invece, a parte pochissimi casi, le offerte dirette di lavoro IT sono rare.
Non credete che possa essere un’odissea lavorare come Informatico? Vi riportiamo allora alcune esperienze reali, raccolte tra colleghi.
Purtroppo non c’è da chiede se questo è il mercato che vogliamo, bensì questo “è” il mercato; a prescindere dalla nostra volontà.
E molto spesso, siccome le figure italiane (valide) hanno necessità e costi di vita più alti, allora ci rivolgiamo al mercato estero.
Sono d’accordo con l’illustrazione “simpatica” e brillante fatta dall’autore della situazione “grottesca” del mercato italiano dell’informatica e che è praticamente trasversale a molti settori.
La citazione, esilarante se non fosse veramente serio l’argomento, della richiesta di esperienza pluriennale su tecnologie appena adottate (bisognerebbe essere l’autore delle stesse) e probabilmente sconosciute anche alla committenza, menzionata nell’articolo, è un classico della letteratura italiana nel fantastico mondo delle selezioni del personale…da scriverci un libro.
Io ho cercato di riportare qualche informazione dal campo non si sa mai che qualcosa possa cominciare a cambiare.
@Alessio: almeno cerco di farlo sapere al grande pubblico.
@Paolo: l’idea di scriverci un libro non è male, titolo : Io speriamo che passo il colloquio.