Garanzia Giovani verso il bis

I risultati emersi su Garanzia Giovani lo confermano come strumento utile a generare occupazione tra i giovani: il Governo lavora a rendere la misura stabile.

Crede fortemente nell’efficacia di Garanzia Giovani per creare nuova occupazione il Governo italiano che punta a rendere la misura stabile. A rendere note le intenzioni del Governo è il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, nel corso del convegno “Young@work: il futuro del lavoro è qui” tenutosi in occasione della conclusione del Tour Garanzia Giovani Lombardia:

«L’impegno del Governo è lavorare sulla Commissione UE intanto perché Garanzia Giovani venga rifinanziato e poi diventi uno strumento stabile delle politiche europee perché ha dimostrato in questa prima esperienza di essere utile».

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L’approvazione della Commissione europea al rifinanziamento dovrebbe arrivare, secondo le anticipazioni di Poletti, entro la fine di quest’anno:

«C’è la revisione di metà mandato del bilancio europeo, quindi c’è l’occasione perché questa revisione ci sia e il rifinanziamento anche».

Presentati con l’occasione anche i risultati ottenuti a livello nazionale dal programma:

  • 941.009 giovani si sono iscritti al programma Garanzia Giovani;
  • 49.195 hanno firmato un contratto di lavoro a tempo indeterminato, determinato o di apprendistato;
  • 5.961 hanno trovato occupazione a tempo indeterminato e altrettanti datori di lavoro hanno avuto accesso al super bonus occupazionale.

Da sottolineare però come in questa prima fase di Garanzia Giovani, secondo quanto emerso dalla conferenza, siano stati coinvolti solo i giovani che era più facile collocare nel mondo del lavoro (laureati e diplomati), escludendo quasi del tutto i giovani che risultano inoccupati da più di un anno.

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Una ricerca presentata durante la conferenza ha inoltre evidenziato come il canale principale attraverso il quale i giovani vengono a conoscenza del programma è il passa parola. In ultima posizione LinkedIn, il social network nato proprio per diffondere notizie ed opportunità di lavoro. Tra le lacune anche una cattiva diffusione di notizie mediante canali quali la scuola e la mancanza di comunicazione fra i giovani e gli attori coinvolti: il 26,6% dei partecipanti ha dichiarato di aver abbandonato il progetto perché non avevano capito se dovevano essere loro ad attivarsi o aspettare le mosse degli attori.

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