Riforma Pensioni 2016, fumata nera

Il ministro Poletti conferma l'impegno del governo a ragionare sulla flessibilità in uscita ma resta vago sulla riforma pensioni 2016: "aspettiamo proposte precise".

Il Ministro Poletti
La
riforma pensioni che il governo aveva annunciato entro fine 2016 è rimandata a data da destinarsi: pur confermando l’intenzione dell’Esecutivo di mettere in campo nuove misure sulla flessibilità in uscita, il ministero del Lavoro Giuliano Poletti si è mostrato oltremodo prudente sulle tempistiche. «Entreremo nel merito solo con proposte precise». Traduzione: al momento non c’è nulla di definito per la Riforma pensioni 2016.

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Si tratta, indirettamente, di una presa di distanza dalle proposte di pensione anticipata attualmente sul tavolo. Se il governo ritiene che al momento non ci siano “proposte precise”, evidentemente non intende dar seguito alle ipotesi fin qui formulate, ad esempio dal presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano e dal presidente INPS Tito Boeri.In entrambi i casi, le proposte di riforma prevedono la possibilità di ritirarsi in anticipo dal mondo del lavoro, allentando i paletti previsti dalla Riforma Fornero 2011. Nel dettaglio:

  • la proposta Damiano prevede un’uscita a 62 anni di età e 35 anni contributi, con un taglio dell’assegno di circa il 2% per ogni anno di anticipo rispetto all’età pensionabile (in pratica, chi sceglie il massimo anticipo possibile andrebbe in pensione a 62 anni accettando una decurtazione del trattamento pari all’8%);

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  • la proposta Boeri prevede invece la possibilità di andare in pensione anticipata sempre in cambio di un assegno più basso, ma con un meccanismo diverso: ci si può ritirare a 63 anni e 7 mesi, con almeno 20 anni di contributi. L’assegno verrebbe ricalcolato in base al rapporto fra il coefficiente di trasformazione relativo all’età dell’assicurato al momento del pensionamento e quello corrispondente all’età di accesso alla pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi, al momento). Si tratta di un meccanismo complesso, che di fatto comporta un taglio della pensione che può andare dal 3% al 9% (di fatto, la penalizzazione massima, per chi si ritira a 63 anni e sette mesi, sarebbe del 9,4%).

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Comunque sia, tutto rimandato«il tema delle pensioni è molto delicato e sensibile» ha sottolineato Poletti, confermando l’impegno del governo a “verificare e ragionare” sulla Riforma Pensioni e in particolare su possibili forme di flessibilità in uscita. Nessun impegno, perciò, anzi un rinvio: quel che sembra è una sorta di passo indietro rispetto alle intenzioni annunciate nei mesi scorsi dallo stesso Esecutivo, che l’estate scorsa aveva annunciato la riforma entro fine anno, presumibilmente in sede di Legge di Stabilità, successivamente rimandandola per il 2016.

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