Crisi aziendale e patto di non concorrenza

Validità del patto di non concorrenza se scritto e controfirmato: come comportarsi in caso di dimissioni, anche in relazione alle spettanze.

La mia azienda sta per fallire e non vuole licenziarmi; con la stessa, vige un patto di non concorrenza dal quale percepisco ogni mese un corrispettivo ma mai firmato. Né è pattuito il tempo o lo spazio territoriale a cui si riferisce. Come procedere?

Domanda di:

Se il datore di lavoro non intende interrompere il rapporto tramite un licenziamento, eventualità rimessa esclusivamente alla valutazione aziendale, quale esplicazione di una libertà di iniziativa imprenditoriale sancita dall’art.41 della nostra Costituzione (seppur mitigata dalla normativa limitativa sui licenziamenti), il lavoratore può liberamente dimettersi (con il solo vincolo del preavviso previsto dal CCNL applicato al rapporto).

Non dovrà certamente temere, in questo specifico caso, ripercussioni derivanti da un presunto patto di concorrenza perché del medesimo non esiste traccia scritta (leggasi firmata per accettazione). Se il patto non è stipulato in forma scritta, è nullo; nullo significa “tamquam non esset”, cioè inesistente. Questo è ciò che prevede l’art.2125 del Codice Civile.

Suggerisco comunque di non pubblicizzare troppo un’eventuale assunzione presso un’azienda concorrente, soprattutto fino a quando il lavoratore non avrà percepito tutte le competenze di fine rapporto (tfr compreso) perché se, inopinatamente ed illegittimamente, il datore di lavoro dovesse contestare la violazione del patto (supponiamo ne ignori o ne voglia ignorare la nullità), potrebbe effettuare delle trattenute a titolo di penale con conseguente necessità di contestazione da parte del lavoratore per via legale (tempi e costi incerti).

Michele Bolpagni – Consulente del lavoro

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