NASpI e pensione precoci senza busta paga

Con le dimissioni giusta causa non serve la busta paga per chiedere la NaspI, il sussidio decorre dopo otto giorni se si fa subito domanda, per l'istanza di pensione precoci non ci sono limiti temporali.

Il primo dicembre mi licenzierò per giusta causa ma ad oggi non riesco a far sì che il datore di lavoro mi consegni le buste paga, sono in arretrato da Aprile. Dovrei inoltrare domanda Naspi da subito ma l’INPS me la accetterà senza le buste degli ultimi due mesi? Ho necessità che la Naspi parta da subito in quanto rientrerei nei requisiti dei lavoratori precoci. Qualora non riesca ad averle, posso nel frattempo effettuare versamenti volontari e poi sospenderli in attesa che mi vengano consegnate?

Domanda di: Loredana

La NASpI è un suo diritto anche se il datore di lavoro non ha pagato la retribuzione e i relativi contributi. Le buste paga quindi non le servono. Lei inoltri la domanda all’INPS da subito, in modo che l’istituto di previdenza inizi a versarle il sussidio: la regola è che se lei presenta la domanda di NASpI entro l’ottavo giorno successivo all’interruzione del rapporto di lavoro, le spetta la NASpI a partire dall’ottavo giorno successivo alle dimissioni.

Non c’è bisogno che lei effettui versamenti volontari al posto del datore di lavoro per farsi pagare la disoccupazione. Visto che lei si dimette il primo dicembre, le spetta la NASpI a partire dal 9 dicembre. Quanto meno questa è la regola per la decorrenza del trattamento. Anche se l’effettivo versamento dovesse poi tardare (le arriveranno gli arretrati).

Da quel momento partirà il computo del periodo coperto da ammortizzatori sociali, alla fine del quale partiranno i tre mesi senza ammortizzatori sociali utili alla maturazione del requisito per la domanda di pensione anticipata per i lavoratori precoci.

=> Pensione precoci dopo la NASpI

Il caso del datore di lavoro che non paga la retribuzione – se è questo il motivo delle sue dimissioni e della mancata consegna delle buste paga – è motivo di giusta causa di dimissioni. Il mancato versamento dei contributi è però rilevante ai fini della pensione, nel senso che se alla fine l’impresa non sanerà la situazione lei rischia di avere delle mensilità in meno nel calcolo dell’importo dell’assegno.

Le consiglio per prima cosa di controllare, presso l’INPS, se i contributi relativi agli stipendi precedenti allo scorso mese di aprile siano stati nel frattempo effettivamente versati.

Diversamente, non è il caso di provvedere da subito al versamento volontario: prima prosegua con le procedure di sollecito, partendo dall’ingiunzione di pagamento e proseguendo sulla strada legale (se si rivolge a un sindacato non deve pagare spese legali). Tenga presente che il datore di lavoro rischia sanzioni amministrative e penali se alla fine non paga gli stipendi e i relativi contributi. Quindi è possibile che provveda a sanare il dovuto.

In caso contrario, in effetti, potrà provvedere ai versamenti volontari per coprire eventuali inadempienze del datore di lavoro. Ma per poterlo fare dovrà prima fare domanda all’INPS e aspettare l’autorizzazione.

 

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