Pensionamento d’ufficio, come funziona

I dipendenti della pubblica amministrazione possono essere mandati in pensione d'ufficio prima dell'età standard se hanno già maturato un precedente diritto: regola generale ed eccezioni.

Sono dipendente amministrativo presso l’università di Napoli (INPS) e lavoro ininterrottamente dal 1973. La mia amministrazione vuole mettermi in pensione al raggiungimento del 65° anno di età – il 1° settembre 2018, con 44 anni e 9 mesi di anzianità – in quanto, all’entrata della legge Fornero, ero già in possesso dei requisiti per la pensione. Vorrei rimanere in servizio fino a 66 anni e 7 mesi e/o 67 anni ma mi è stato detto che non è possibile, cosa posso fare?

 

Domanda di: Ciro C.

Purtroppo le devo confermare che la pubblica amministrazione per la quale lavora ha ragione: la legge consente il pensionamento d’ufficio a 65 anni per i dipendenti pubblici che hanno già maturato un diritto a pensione. Lo prevede la Riforma della PA (legge 90/2014), mentre i dettagli applicativi sono stati forniti con la circolare 2/2015. In pratica, al raggiungimento dei 65 anni di età o al limite previsto dall’ordinamento dell’amministrazione di appartenenza, la PA può risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro del dipendente che ha già maturato un diritto a pensione (è il suo caso).

=> Pensione nel pubblico impiego

Solo nel caso in cui il dipendente 65enne non abbia ancora raggiunto il requisito contributivo per la pensione anticipata (42 anni e sette mesi per le donne, 43 anni e sette mesi per gli uomini), oppure non avesse già raggiunto entro il 31 dicembre 2011 il requisito per andare in pensione (la quota 96, con almeno 60 anni di età e 35 anni di contributi), è previsto che non scatti il pensionamento d’ufficio, e che il lavoratore possa continuare a lavorare fino all’età per la pensione di vecchiaia (attualmente a 66 anni e sette mesi per gli uomini).

Le ricordo però una cosa: il decreto applicativo del ministero della Funzione Pubblica, al punto 3.1 prevede che la PA debba motivare la decisione di procedere al pensionamento d’ufficio con riferimento alle esigenze organizzative e ai criteri di scelta applicati. A meno che non ci sia un atto generale di organizzazione interna che abbia già previsti criteri applicativi per il pensionamento d’ufficio. In questo caso, non è necessario motivare poi le singole decisioni.

Quindi, se nella sua università non è stato previsto questo atto di indirizzo generale, lei può eventualmente chiedere al datore di lavoro di motivare il singolo provvedimento di prepensionamento d’ufficio.

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