Passaggio appalto, licenziati con sussidio

Risposta di

Noemi Ricci

scritto il

S. S. chiede

Siamo un’azienda che lavora su appalto. A fine anno una Società appaltante (privata) ci ha dato disdetta del servizio che facevamo comunicandoci che dal nuovo anno il servizio “diventava a zero ore”. Abbiamo saputo successivamente che il medesimo servizio è stato affidato ad altra azienda che opera con proprio personale, subentrata dopo di noi. In questo caso al momento del licenziamento del personale, scatta la NASpI o si considera un passaggio di appalto?

La successione negli appalti tra imprese viene regolato soprattutto nell’ambito della contrattazione collettiva che solitamente prevede delle clausole sociali che, al fine di garantire la continuità occupazionale nelle ipotesi di cambio di appalto, obblighino il gestore/appaltatore subentrante di assumere tutto o in parte il personale impiegato nell’appalto mantenendo le medesime condizioni contrattuali.

=> Cambio d’appalto senza cessione d’azienda 

In assenza di tali clausole,  la riassunzione dei lavoratori viene lasciata alla libera volontà dell’azienda subentrante. In caso di cessazione del contratto di appalto, se  l’appaltatore subentrante acquisisce il personale uscente viene stipulato un nuovo rapporto di lavoro.

Se invece i lavoratori non vengono riassunti dall’appaltatore subentrante, l’appaltatore uscente dovrà decidere se mantenere in servizio i lavoratori per altri appalti o procedere con il licenziamento per giustificato motivo oggettivo dovuto alla soppressione dei posti di lavoro.

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Nel caso in esame credo che, non essendo stati riassunti dall’appaltatore subentrante, i lavoratori abbiano diritto alla NASpI, la nuova versione dell’indennità di disoccupazione introdotta con il Jobs Act che spetta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino congiuntamente i seguenti requisiti:

  • siano in stato di disoccupazione involontario, ovvero se il lavoratore è stato licenziato per giustificato motivo oggettivo o soggettivo, o per giusta causa;
  • possano far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione;
  • possano far valere trenta giornate di lavoro effettivo o equivalenti, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

In alcuni casi specifici e particolari la NASpI viene riconosciuta anche in caso di dimissioni o di risoluzione consensuale.

Noemi Ricci risponde
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