Pausa pranzo da costo a risorsa: oltre che un diritto sancito per legge, la pausa pranzo è ovviamente essenziale negli ambienti di lavoro, da un punto di vista nutrizionale, psicologico e lavorativo: saltarla significa compromettere la produttività per il resto della giornata e il tempo che apparentemente si risparmia si perde per la scarsa concentrazione nelle successive ore lavorative. Gli esperti, addirittura, sottolineano l’utilità che avrebbe concedere un’ulteriore breve pausa di vero e proprio riposo fisico post-pranzo.
La gestione dei tempi di pausa dei dipendenti può portare a un incremento di produttività. Questo non significa certo negare i diritti al riposo o ristoro, quanto piuttosto ideare condividere un piano di ottimizzazione.
Ad esempio è possibile sperimentare una rotazione dei turni di pausa, per consentire il presidio degli uffici in tutta la giornata, tamponare il calo di produttività tipico delle ore post-pranzo e consentire una più efficace supervisione contro gli infortuni.
Per i dipendenti gestire il tempo della pausa può significare anche scegliere di lavorare, con opportuni benefit, in pausa pranzo e a distanza, magari con un semplice smartphone aziendale: essere reperibili per i clienti anche in orari tipicamente di riposo può tradursi in un servizio a valore aggiunto.
Questo può essere un valido plus soprattutto per una piccola impresa che basi la propria competitività sulla qualità e sulla diversificazione della propria offerta.
In realtà, il ricorso ai collaboratori durante la pausa pranzo è uno strumento da non abusare, soprattutto se si finisce per intendere il pranzo come riunione, per quanto in casi eccezionali possa offrire occasioni irripetibili grazie all’atmosfera più rilassata, soprattutto se sono coinvolti clienti o partner strategici.
La pausa resta comunque fondamentale per la produttività successiva, nonché garantita dalla legge, quindi bisogna che sia sempre compensato il mancato riposo dell’ora di pranzo con pause successive, per sé e per i propri collaboratori.
Il consiglio è predisporre aree relax negli uffici (divani, tv, ove possibile microonde e angolo cottura), rendere più flessibili gli orari di pausa e creare un clima più familiare tra le persone.
Ma perchè non applicare al dipendente flebo e catetere così già lo si abitua alla vecchiaia che gli si prospetterà appena terminato il lavoro a 70 anni dopo gli ultimi 10 trascorsi in disoccupazione? Un ulteriore salto di qualità sarebbe poi l’infusore che nella fase attiva dovrebbe iniettare cocaina per tenerlo sempre bello pro-attivo. Mentre nella fase terminale dell’esistenza l’infusore dovrebbe iniettare oppiacei per sedarlo durante il trapasso.
Questa sarebbe infatti una fase estremamente critica in quanto il dipendente finalmente comprenderebbe il Nulla, ossia quanto è stato coglione a correre dietro a 4 soldi per comprare l’ultimo cellulare e l’ultimo LCD: era meglio bivaccare come uno tzigano invece che sbattersi per il Nulla, ma non lo avrebbe mai capito durante la schiavitù lavorativa. Bisognava incontrare il Nulla per ben comprenderlo.
Va là, va là che ancora non avete capito.
Ma perchè non applicare al dipendente flebo e catetere così già lo si abitua alla vecchiaia che gli si prospetterà appena terminato il lavoro a 70 anni dopo gli ultimi 10 trascorsi in disoccupazione? Un ulteriore salto di qualità sarebbe poi l’infusore che nella fase attiva dovrebbe iniettare cocaina per tenerlo sempre bello pro-attivo. Mentre nella fase terminale dell’esistenza l’infusore dovrebbe iniettare oppiacei per sedarlo durante il trapasso.
Questa sarebbe infatti una fase estremamente critica in quanto il dipendente finalmente comprenderebbe il Nulla, ossia quanto è stato coglione a correre dietro a 4 soldi per comprare l’ultimo cellulare e l’ultimo LCD: era meglio bivaccare come uno tzigano invece che sbattersi per il Nulla, ma non lo avrebbe mai capito durante la schiavitù lavorativa. Bisognava incontrare il Nulla per ben comprenderlo.
Va là, va là che ancora non avete capito.
Bell’articolo, peccato che fra 5 PMI che ho frequentato il cellulare da usare per rimanere reperibile durante la pausa pranzo era il mio, e se andavo in palestra in pausa pranzo si mettevano a ridere. Quanti sono i titolari di una PMI che capiscono una “corporate health promotion program”…
va là, va là…
Vorrei vedere una statistica sul livello culturale dei titolari di PMI, è questo il vero problema.