In azienda, l’obiettivo principale è il perseguimento del core business e tutti gli sforzi ruotano attorno alle attività che direttamente producono guadagni. Tuttavia vi sono elementi che influenzano il successo dell’impresa anche se indirettamente. Uno di questi è il cosiddetto “fattore umano“, spesso trascurato in favore delle risorse tecnologiche.
In realtà, secondo gli esperti è fondamentale mantenere alta l’attenzione sulle singole risorse, perché con il loro apporto originale possono fare la differenza e costituire la chiave di volta della collaborazione aziendale.
Di fatto, è inutile introdurre strumenti software per la condivisione delle idee e delle informazioni se poi non si punta anche a investire nel capitale umano.
Gli strumenti tecnologici facilitano lo scambio dati e la collaborazione fra colleghi, ma non possono sostituire le persone, rivelandosi insufficienti per le esigenze di “knowledge sharing” e quindi anche di knowledge management.
Con il termine fattore umano si indica l’insieme delle componenti fisiologiche e psicofisiche che influenzano il “modus operandi” dell ‘ uomo. Il suo studio è stato esteso nel tempo anche alle modalità di interazione negli ambienti lavorativi, considerando eventuali macchine coinvolte, ambiente e organizzazione.
Analizzare il comportamento umano nelle varie condizioni di lavoro è utile per assicurare la massima sicurezza a tutte le attività ma può contribuire anche ai processi decisionali grazie all’influenza positiva che è in grado di rivestire in azienda.
Con la globalizzazione, infatti, si sono instaurate dinamiche diverse che hanno costretto le imprese a non ragionare solo in termini di costo. Se da un lato ha appiattito gli standard di prestazione, le diverse strategie di people management possono creare differenziali competitivi.