Capitalizzare la formazione nelle Pmi

Offrire formazione interna ai propri dipendenti in azienda determina un valore aggiunto che compensa l'investimento. Tuttavia, per le Pmi esistono anche incentivi pubblici e soluzioni low-cost

Perchè investire in formazione

Porre attenzione alla formazione interna e al capitale umano è regola sempre più comune nelle imprese, con un impegno crescente confermato dalle rilevazioni ISTAT e ISFOL: dal 1999 al 2005 tale offerta è cresciuta dal 24% al 32%, con una partecipazione del 29% dei dipendenti italiani contro la media europea del 33%.

Non solo: si tende ormai a ridurre i “costi dell’ignoranza informatica” con investimenti mirati (dati AICA/SDA Bocconi), per colmare un gap che in Italia comporta un costo annuo di oltre 15 miliardi di euro.

La necessità di offrire formazione al personale è spesso legata a esigenze aziendali informatiche e tecnico-specialistiche, ma anche organizzative, contabili, gestionali, di sicurezza sul lavoro e salvaguardia della salute, vendita, marketing e lingue straniere.

Se da un lato l’impresa investe nella “capitalizzazione nei processi formativi” (in senso lato, poichè il paragrafo 69 dello IAS 38 prevede che le spese di formazione siano rilevate a conto economico nell’esercizio di sostenimento) dall’altro ne riceverà un valore aggiunto attraverso un incremento delle prestazioni delle risorse interne.

Purtroppo la propensione ad investire in Formazione è direttamente proporzionale alle dimensioni della società: il 25,6% delle piccole imprese contro il 96,7% delle grandi.