Le Aziende italiane, specie le PMI, sono chiamate ad un salto di qualità che è tanto più urgente quanto più si guarda alla situazione del sistema Paese e alle prospettive del mercato globale. L’esigenza di aggiornare le tecnologie può essere soddisfatta con accorti investimenti e va monitorata attentamente, ma ci sono aspetti forse impalpabili che possono rivelarsi ottime leve per sostenere le capacità di competere. In tale quadro si collocano le innovazioni in alcuni aspetti della gestione delle risorse umane, a partire dallo sviluppo di un efficiente sistema di comunicazione aziendale. Da tempo nelle grandi aziende si registra l’avvento di responsabili HR in possesso di minori, addirittura inesistenti, conoscenze giuridiche e organizzative a vantaggio di skills più orientati alla psicologia. In questi casi si tratta, a mio avviso, di una innovazione che crea immaginabili criticità tecniche, ma saperlo è utile per intravedere nuovi scenari di intervento sul fattore HR.
Una attenta gestione del “clima aziendale” può rivelarsi un fattore determinante per ottenere la migliore produttività. Chi ha frequentato a lungo gli ambienti lavorativi sa bene quanto sia diffusa la tendenza ad innescare processi di lamentazione preconfezionati, a livello di giochi di ruolo, che si propagano come virus moltiplicandosi nel numero dei coinvolti e nei relativi effetti, talvolta (ed è sorprendente) anche in soggetti in carriera! Nessuno ne va esente e spesso questo atteggiamento trae origine proprio dai manager. La problematica è antica, se un mistico cinese vissuto svariati secoli prima di Cristo, l’aveva già esaminata in riferimento al mondo produttivo dell’epoca (si veda Lao Tsu “La Naturalezza” – Oscar Mondadori 2007, pagg. 98-109).
Quando si acquistano nuovi macchinari o procedure informatiche più avanzate l’obiettivo è sempre quello di utilizzarle al meglio, sapendo che più se ne approfondirà la conoscenza più si otterranno migliori risultati. Con le risorse umane ciò si ottiene, in particolare nell’epoca attuale, attraverso una corretta comunicazione. Tuttavia, ogni paese ha la propria storia e non è una buona politica forzare l’applicazione di strategie estranee alle tradizioni locali. Così come ancora oggi in un paese che si definisce “comunista”, la Cina, non esiste alcuna regolamentazione del lavoro subordinato paragonabile alla fitta rete di norme che costituiscono il nostro diritto del lavoro, così in Italia non sarebbe praticabile gestire il personale, ad esempio, “alla cinese”.