Dopo aver affrontato, nell’articolo di Mirko Brandi, il discorso relativo agli strumenti di Knowledge Management, riprendiamo ora l’argomento da un altro punto di vista, partendo dalla definizione del concetto. In letteratura vi sono molte sfumature della conoscenza, possiamo riportare una tabella in cui sono state definite in modo sufficientemente completo (Spender).
IndividualeSociale
EsplicitaConsciaOggettiva
ImplicitaAutomaticaCollettiva
Analizziamo questi tipi di conoscenza:
Il nostro obiettivo è quello di capire come un’impresa possa migliorare la formazione e la gestione della conoscenza e come questo sia utile alle imprese. Non siamo sostenitori della Teoria dell’impresa basata sulla conoscenza (knowledge-based theory of the firm) secondo cui il fine ultimo dell’impresa è quello di gestire le diverse forme di conoscenza esistenti nell’impresa per giungere alla creazione di nuova conoscenza distintiva, fonte di vantaggio competitivo (grant), ma siamo sicuri che capiti troppo spesso, all’interno della vostra impresa, di non sapere chi conosce quel tipo di informazione, e che l’esperto del problema è in malattia e nessun altro riesce a sostituirlo.
Da questa prima analisi si percepisce quale possa essere il valore della conoscenza per un’impresa: capacità di produrre servizi e prodotti migliori, migliore comprensione del cliente, saper cogliere maggiormente gli aspetti di cambiamento, migliore capacità di risoluzione dei problemi su prodotti e servizi offerti.
Certo potremmo disquisire a fondo sul fatto che sono tutti benefici intangibili e poco “monetizzabili”, ma basta pensare alla brutta figura che si può fare davanti ad un cliente, quando non si riesce a risolvere un problema, che non sono necessari complessi calcoli di ritorno dell’investimento per comprendere il reale potenziale del KNOWLEDGE MANAGEMENT. Ovviamente il valore e le capacità delle persone sono imprescindibili e non sostituibili, ma mettere a fattor comune l’informazione e la conoscenza, è uno sforzo che viene notevolmente ripagato.