La gestione della qualità in economia

La Certificazione di Qualità è un tema, ormai, molto diffuso all'interno delle aziende. Diverse sono le ragioni che spingono un imprenditore ad adeguare la propria azienda ad un Sistema Qualità e diverse sono le regole che potrebbero seguire

Oramai la Certificazione di Qualità, la famosa norma ISO 9001:2000, è un termine correntemente sulla bocca di tutti gli imprenditori, piccoli, medi o grandi che essi siano. Ma quali sono le motivazioni che spingono i titolari di imprese ad adottare un Sistema Qualità?
Sostanzialmente sono 4 le principali ragioni individuate:

  1. la necessità di certificare l’azienda perché, altrimenti, perderebbero parte dei loro clienti (commesse). È una situazione tipica ed un bivio a cui arrivano quei piccoli imprenditori che lavorano per aziende più grandi che, essendosi certificate, pretendono un adeguamento da parte dei loro fornitori;
  2. perché è una moda imperante. Quasi fosse un titolo nobiliare, sfoggiare il logo dell’ente di certificazione sulla propria carta intestata è un “must” a cui è difficile rinunciare;
  3. per curiosità. Avendone sentito parlare dall’amico dell’azienda accanto, spinto dalla sana curiosità propria dell’imprenditore, il nostro titolare d’impresa si decide a compiere anche lui “il gran passo”;
  4. perché ci crede veramente. C’è una parte di imprenditori spinta a credere che l’implementazione di un Sistema di Qualità nella propria azienda possa portare reali benefici.




Per logica conseguenza, gli imprenditori che appartengono alle categorie di cui ai punti 1. e 2., nella stragrande maggioranza dei casi, finiscono per considerare l’adozione di un Sistema Qualità come il solo esporre il loro bravo certificato negli uffici dell’azienda. Gli appartenenti alla categoria 3. si danno un po’ da fare ma, alla lunga, la pigrizia ha il sopravvento. Solo gli ultimi, attivamente, sono partecipi di un processo di miglioramento reale della propria azienda.


In questo panorama vanno, quindi, inquadrati gli “operatori” del settore, ovvero società di consulenza e liberi professionisti cui le aziende si rivolgono per avviare l’implementazione del Sistema Qualità.
Anche qui occorre operare un doveroso distinguo. Nel campo circolano liberamente varie figure:

  • le società di consulenza, alcune (poche a dire il vero) con un gruppo di professionisti di alto valore, il cui costo è però spesso proibitivo per le PMI;
  • i liberi professionisti che si sono avventurati nel settore, senza avere una preparazione e, soprattutto, una mentalità adeguata al delicato compito che devono svolgere (parlo di commercialisti, ragionieri vari, periti, etc.). Costoro, pur di non perdere nemmeno una “briciola” di parcelle già il più delle volte non adeguate allo scarso apporto che forniscono alle aziende, si sono lanciati nella consulenza per la qualità e pensano che il corso standardizzato che hanno comprato o che ha pubblicato quella tale rivista specializzata possa essere sufficiente alla bisogna;
  • quelli che definiamo “i riciclati”. Sono, per lo più, ex dirigenti di grandi aziende che hanno chiuso, avanti con gli anni, che si sono “reinventati” nel settore della qualità, e pensano che la loro esperienza lavorativa, maturata in aziende certificate, possa essere sufficiente per esercitare in modo congruo questo delicato lavoro. Sono quelli che causano i danni maggiori, perché ragionano secondo degli standard aziendali che nulla hanno a che vedere con le piccole imprese.