Ddl Riforma Lavoro: il nuovo Jobs Act punto per punto

Analisi del nuovo Jobs Act: ecco cosa prevede il maxi-emendamento al Ddl Delega di riforma del lavoro in materia di contratti, mansioni, controlli, sussidi, politiche per l'occupazione, genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

Senato

I capitoli del Ddl Delega di riforma del lavoro (cuore del Jobs Act) restano invariati ma riformulati in un nuovo testo, il maxi-emendamento del Governo Renzi che ha ottenuto la fiducia al Senato e rappresenterà la base di discussione al prossimo passaggio alla Camera. Vediamo dunque in dettaglio le novità rispetto alla formulazione precedente in materia di riordino dei contratti, ammortizzatori sociali, politiche attive, semplificazioni amministrative, sostegno alla genitorialità e conciliazione lavoro-famiglia.

=> Riforma Lavoro: approvato il maxi-emendamento

Contratti

Per le nuove assunzioni a tempo indeterminato si applicherà il contratto a «a tutele crescenti con l’anzianità di servizio», considerandosi:

«il nuovo contratto a tempo indeterminato come forma privilegiata di contratto di lavoro, rendendolo più conveniente rispetto agli altri tipi di contratti in termini di oneri diretti e indiretti».

Il capitolo licenziamenti non è affrontato: la delega non specifica come cambia l’Articolo 18. L’unica certezza è che i nuovi assunti a tempo indeterminato non ne saranno tutelati, in quanto soggetti alle tutele crescenti, ancora da definire. L’ipotesi al vaglio: periodo iniziale da quantificare (forse tre anni) in cui in caso di licenziamento ingiustificato si prevede un’indennità economica; poi torna il diritto al reintegro ma con diversa tipizzazione rispetto a quella attuale: resta per i licenziamenti discriminatori, sono in alcuni casi (da definire nei decreti attuativi) per quelli disciplinari, mentre sparisce per quelli economici. Si tratta comunque di una base di mediazione, non inserita nel testo della legge.

=> Testo del maxi-emendamento al Jobs Act

Anche sul riordino dei contratti la delega lascia ampi spazi al Governo in sede di decreti attuativi. Il governo si è espresso nei giorni scorsi a favore dell’eliminazione dei contratti a progetto ma intanto, per tutte le altre forme contrattuali esistenti, il maxi-emendamento prevede un’analisi mirata a verificarne:

«l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale, in funzione di interventi di semplificazione, modifica o superamento delle medesime tipologie contrattuali».

Sul lavoro accessorio resta la previsione di estenderlo a nuovi settori produttivi, ma sparisce il riferimento all’elevazione dei limiti di redditi attualmente previsti: quindi resta il tetto dei 5mila euro, sopra il quale il lavoro a chiamata non è consentito. Il compenso orario minimo riguarderà dipendenti e collaborazioni, mentre in materia di controlli si prevede  di coordinarli per evitare sovrapposizioni tra Guardia di Finanza, Ispettorato del Lavoro, ASL, ecc.

Welfare

Diverse le misure in cantiere: sostegno a genitorialità e conciliazione lavoro-famiglia con estensione della maternità a tutte le lavoratitici, incentivi fiscali per donne che lavorano (anche autonome) con figli disabili e sotto determinate soglie di reddito, accordi collettivi che incentivino flessibilità di orari, premi di produttività e telelavoro, possibilità di “prestare” ferie e giorni di riposo a colleghi genitori di figli minorenni che necessitano particolari cure, riforma dei congedi parentali e di maternità /paternità con l’obiettivo di renderli più flessibili.

Mansioni e controlli

Nel nuovo testo del Ddl, il capitolo demansionamento apre alla possibilità di demansionare il lavoratore in caso di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale, mitigando la formulazione approvata in commissione al Senato e ammettendo la necessità di stabilire parametri oggettivi e di tutelare professionalità, condizioni di vita (già previste), posto di lavoro e condizioni economiche. Sia la contrattazione collettiva sia quella aziendale possono poi prevedere «ulteriori ipotesi». Di fatto si interviene sull’articolo 2103 del Codice Civile, oggetto dell’articolo 13 dello Statuto dei Lavoratori, che oggi vieta il demansionamento.

=> Jobs Act: le versioni del testo a confronto

Sui controlli a distanza resta la modifica introdotta in commissione al Senato, che li rende possibili (oggi sono vietati dall’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori) rispettando «la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore».

Ammortizzatori sociali

Per quanto riguarda le altre deleghe, quella sugli ammortizzatori sociali prevede «tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori», politiche di riallocazione per chi resta senza lavoro e semplificazioni. La cassa integrazione sarà concessa solo se non sono percorribili altre strade di riduzione dell’orario di lavoro (vanno privilegiati i contratti di solidarietà rispetto alla CIG) e gli oneri a carico delle imprese saranno modulati in base all’effettivo utilizzo degli ammortizzatori. ASPI universale anche ai collaboratori (esclusi solo amministratori e sindaci), con sussidio più proporzionale ai contributi. 

Altre misure

Sul fronte politiche attive: riordino (riduzione?) incentivi per assunzione, autoimpiego e autoimprenditorialità, istituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione partecipata da Stato, Regioni e Province e vigilata dal Ministero del Lavoro, premialità per le agenzie del lavoro che ricollocano disoccupati. Previsti poi misure di semplificazione per le aziende nella gestione dei rapporti di lavoro (contenuti in una specifica delega).

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