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Isopensione: regole 2018

di Barbara Weisz

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I lavoratori dipendenti di imprese con almeno 15 dipendenti possono chiedere la isopensione per ritirarsi in anticipo a sette anni dalla pensione: la norma in legge di Bilancio.

L’incentivo all’esodo Fornero, ovvero al possibilità per i lavoratori vicini alla pensione di ritirarsi in anticipo tramite un accordo aziendale, viene potenziato dalla Legge di Bilancio 2018: lo strumento, la cosiddetta isopensione, è attivabile da coloro a cui mancano sette anni all’età per la pensione di vecchiaia (il paletto precedente era pari a quattro anni). Il beneficio così rimodulato è previsto per il periodo 2018-2020, mentre successivamente tornerà la precedente formulazione (che prevede quattro anni di possibile anticipo sulla pensione). Il potenziamento della misura di isopensione è contenuto nel comma 160 della manovra (legge 205/2017).

=> Legge di Bilancio e pensioni: misure finali

La misura è utilizzabile nelle aziende con almeno 15 dipendenti, previo accordo fra datore di lavoro e organizzazione sindacali. Si tratta di una sorta di incentivo all’esodo per i lavoratori più anziani, che nella formulazione applicabile nel triennio 2018-2020, come detto, sono quelli a cui mancano al massimo sette anni alla pensione di vecchiaia. Quindi:

  • nel 2018: il requisito per la pensione di vecchiaia è di 66 anni e sette mesi. Quindi accedono all’isopensione coloro che hanno 59 anni e sette mesi.
  • nel 2019 il requisito per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni. Quindi, ci vogliono 60 anni per accedere all’isopensione.

=> Ispensione, guida INPS

Il meccanismo è il seguente: il dipendente smette di lavorare, ma il datore di lavoro continua a pagargli una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti, versando i relativi contributi all’INPS. IN questo modo, il dipendente maturerà la pensione piena, pur smettendo di lavorare in anticipo.

Come detto, ci vuole specifica procedura di accordo sindacale, in seguito alla quale il datore di lavoro invia la domanda all’INPS, unitamente a una fideiussione bancaria a garanzia della solvibilità per i sette anni di incentivo. E’ l’INPS a erogare poi la prestazione al lavoratore, pur essendo questa finanziata dal datore di lavoro.

Attenzione: la isopensione è misura diversa dall’APe aziendale, introdotto dalla manovra del 2017 (e prorogato al 2019 dalla legge d Bilancio 2018), che è fondamentalmente una forma di APe volontaria che prevede però il pagamento, da parte dell’impresa, di un importo pari ai contributi che mancano al raggiungimento della pensione, in modo tale che alla fine l’assegno maturato dal lavoratore sarà pieno.

=> APe aziendale e isopensione, le differenze

L’anticipo pensionistico, lo ricordiamo, prevede che il lavoratore percepisce una somma per i periodo che manca alla pensione di vecchiaia (da un massimo di sei mesi a un massimo di tre ani e sette mesi), che poi restituirà quando maturerà la pensione in rate ventennali. L’APe è versato dall’INPS ma è finanziato dal sistema bancario.