Lavoro e Jobs Act: programmi elettorali

Taglio del cuneo fiscale e incentivi per il lavoro stabile, reddito minimo garantito, reintegra articolo 18: sintesi delle proposte sul lavoro in vista del voto del 4 marzo.

Contratti a tempo indeterminato, salario minimo garantito, reddito di cittadinanza, articolo 18, cuneo fiscale: le forze politiche accolgono l’appello del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e mettono il lavoro al centro della campagna elettorale proponendo una lunga serie di cambiamenti al Jobs Act.

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Qualche esempio: il centro destra propone detassazione per apprendistato e formazione, il Pd il salario minimo garantito, il Movimento Cinque Stelle reddito di cittadinanza e tutele articolo 18, proposta avanzata anche dalla sinistra di Liberi e Uguali. In linea generale, da tutti arrivano prese di posizione a favore del lavoro stabile.
Vediamo tutto.

Contratti

Fra i capitoli più accesi, quello sulla necessità di favorire un’occupazione stabile, scoraggiando il ricorso a contratti a tempo determinato o altre forme di flessibilità. Sullo sfondo i dati ISTAT, che contano 23 milioni 183mila occupati nel novembre 2017, il dato più alto degli ultimi 40 anni, con una crescita che però riguarda in gran parte i contratti a termine (+450mila su base annua, contro i 48mila contratti a tempo indeterminato).

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Il Movimento 5 Stelle propone misure strutturali per rendere più convenienti i contratti a tempo indeterminato, Forza Italia pensa a una decontribuzione e ad agevolazioni fiscali, il Pd propone costi più alti per i contratti a termine, magari con aumento della liquidazione per i contratti che vengono continuamente rinnovati senza stabilizzazione. La Lega Nord punta in generale su una semplificazione della contrattazione.  No agli incentivi fiscali e contributivi da Liberi e Uguali, che sottolinea come le misure già sperimentate negli ultimi anni non abbiano funzionato, ed è invece favorevole ad aumentare gli investimenti pubblici per la creazione di posti di lavoro.

Altre misure

Come detto, quasi tutte le principali forze politiche (Forza Italia, Lega, M5S e Pd) propongono, con modulazioni diverse, un taglio del cuneo fiscale. Il M5S chiede anche l’abolizione dell’IRAP per le piccole imprese e i professionisti. Forza Italia è favorevole a una flat tax da applicare alle imprese, che oltre a tagliare le tasse semplifichi gli adempimenti.

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Il Movimento 5 Stelle continua anche a proporre un suo tradizionale cavallo di battaglia, il reddito di cittadinanza, probabilmente ridotto rispetto ai 780 euro al mese della proposta del 2013. Il Pd invece sta studiando una proposta di reddito minimo garantito, che fissi per legge il salario minimo di un’ora di lavoro (fra i 9 e i dieci euro). Sul salario minimo, proposta anche da parte della Lega Nord.

Si esprimo a favore della reintroduzione dei voucher lavoro Forza Italia e Lega Nord. Vogliono invece reintrodurre l’articolo 18, quindi il reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa, Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali. Quest’ultima forza politica propone in generale un passo indietro decisivo rispetto al Jobs Act. Forza Italia invece parla di una nuova legge Biagi 4.0 che preveda nuove forme contrattuali flessibili per diverse tipologie di lavoratori.

Tutte le forze politiche propongono infine misure di riforma delle politiche attive: il M5S pensa al potenziamento dei Centri per l’impiego per un miglior incontro di domanda e offerta di lavoro, il Pd propone il rafforzamento degli ammortizzatori sociali e nuove tipologie di contratti di ricollocazione (che uniscano forme di sostegno al reddito con iniziative di formazione). Sulla ricollocazione sono d’accordo anche Forza Italia e Liberi e Uguali.

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