APe Social e Volontaria, novità in Manovra

APe volontaria fino al 31 dicembre 2019, APe sociale ai disoccupati dopo un contratto a termine, sconti per donne con figli, RITA strutturale: il pacchetto Pensioni in Legge di Bilancio.

La sorpresa in Legge di Bilancio 2018 è l’allungamento dell’APe Volontaria fino al 31 dicembre 2019; resta invece limitata al 2018 l’APe sociale, che però viene estesa ai disoccupati dopo un contratto a termine e prevede sconti contributivi per le donne con figli. Il pacchetto previdenza contiene infine la riforma della RITA, che diventa strutturale e si può chiedere quando mancano cinque anni alla pensione. Vediamo tutte le novità emerse dal testo della manovra depositato al Senato.

=> Legge di Bilancio in Senato, APe fino al 2019

APe volontaria al 2019

L’anticipo pensionistico su base volontaria viene prorogato di un anno rispetto alla originaria scadenza di fine 2018, che resta invece valida per l’APe sociale. In questo modo, viene recuperato il ritardo accumulato dai provvedimenti atuativo. La partenza stimata per il primo maggio 2017 è comunque ancora in stallo: il decreto attuativo è in vigore dallo scorso 18 ottobre ma mancano le convenzioni con le banche e i documenti di prassi INPS.

=> APe volontaria, decreto in Gazzetta

L’APe, lo ricordiamo in estrema sintesi, è un anticipo pensionistico che si può chiedere a 63 anni, con 20 anni di contributi versati, al massimo tre anni e sette mesi al raggiungimento della pensione di vecchiaia, con un assegno maturato pari ad almeno 1,4 volte il minimo. Non è necessario smettere di lavorare, in base alla durata l’anticipo può andare dal 90% al 75% della pensione, verrà poi restituito con rate ventennali quando si matura l’assegno previdenziale vero e proprio.

Il trattamento, versato dall’INPS (a cui si presenta la domanda), viene finanziato dal sistema bancario, ed è coperto da una polizza assicurativa contro il rischio di premorienza (come detto, mancano ancora le convenzioni con banche e assicurazioni, che comunque dovrebbero essere in dirittura d’arrivo). In considerazione del fatto che la misura avrebbe dovuto essere attiva dal maggio 2017, il lavoratore potrà scegliere quando presenta la domanda se chiedere l’APe volontaria retroattivamente o meno.

APe aziendale

Lo slittamento al 2019 riguarda anche l’APe aziendale, che funziona con lo stesso meccanismo sopra descritto ma è di fatto finanziato dall’azienda, che versa all’INPS una contribuzione correlata all’ultimo stipendio del dipendente, alzando quindi la pensione e compensando le rate di restituzione.

APe Sociale allargato

I disoccupati avranno accesso all’APe social anche quando la perdita involontaria del posto di lavoro dipende dalla scadenza del contratto a termine, una tipologia che invece è esclusa dalla formulazione della misura contenuta nella manovra 2017. Quindi, dal 2018, anche questi lavoratori (disoccupati per scadenza contratto a termine), rientreranno fra gli aventi diritto all’APe social in base al comma 179, lettera a, della legge 232/2016 (che è stato modificato in tal senso). C’è una clausola: devono avere almeno 18 mesi di lavoro dipendente nei 36 mesi precedenti la scadenza del contratto. Quindi, devono aver lavorato per almeno un anno e mezzo nei tre anni precedenti.

=> APe sociale per donne e disoccupati, novità 2018

Facilitazioni contributive per le donne con figli, nel caso in cui siano disoccupate oppure addette a lavori gravosi: dal 2018 avranno uno sconto di sei mesi per ogni figlio, nel limite massimo di due anni. Significa che una donna con figli che rientra nella casistica dei disoccupati con diritto all’Ape sociale potrà accedere al beneficio con 29 anni e sei mesi di contributi se ha un figlio, 29 anni se ha due figli, 28 anni e sei mesi se ha tre figli, e 28 anni di contributi se ha quattro figli. Nel caso in cui invece sia addetta alle mansioni gravose, lo sconto contributivo le consentirà l’accesso con 35 anni e sei mesi con un figlio e poi in progressione fino a 34 anni di contributi per quattro figli.
Le risorse finanziarie sono state rimodulate per coprire l’allargamento della platea.

=> RITA 2018, la nuova rendita pensionistica

RITA

La rendita integrativa temporanea anticipata, che consente di monetizzare in tutto o in parte i versamenti ai fondi di previdenza complementare, diventa strutturale e l’accesso sarà consentito quando mancano cinque anni dalla pensione, in presenza di almeno 20 anni di contributi. Il precedente paletto era invece equiparato ai requisiti per l’APe volontaria, ed erano quindi richiesti almeno 63 anni di età, e al massimo tre anni e sette mesi al raggiungimento della pensione di vecchiaia.

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