Decreti APe pronti, nuove anticipazioni

Domande APe Social fino a marzo dal 2018, tasso prestito APe Volontaria al 2,75%, decreti di riforma pensioni in arrivo: le anticipazioni.

Per l’APe Social l’unica finestra 2017 per fare domanda è il bimestre maggio-giugno mentre dal 2018 le istanze si potranno presentare nel primo trimestre,  fino al 31 marzo; i decreti attutivi APe sono in arrivo ma rilasciati forse in due tempi, con priorità all’anticipo pensionistico  a carico dello Stato, comunque sempre per l’operatività dal primo maggio. Le anticipazioni sono fornite da Marco Leonardi, economista alla guida della task force di Palazzo Chigi, in un’intervista al Sole24Ore: 

«I decreti sono pronti e andranno all’istruttoria del Consiglio di Stato».

=> Riforma Pensioni: guida completa all’APe

APe Social

Partiamo dall’APe Social, che consente di ritirarsi a 63 anni di età – purché sia stata maturata una pensione pari ad almeno 1,4 volte il minimo (702 euro al mese) - a particolari categorie di lavoratori:

  • disoccupati per licenziamento o dimissioni per giusta causa, senza trattamento di sostegno al reddito da almeno tre mesi (30 anni di contributi),
  • lavoratori che assistono coniuge o parenti di primo grado conviventi (caregiver familiari) con handicap grave di cui all’articolo 3 legge 104/1992 (30 anni di contributi),
  • inabili almeno al 74% (30 anni di contributi),
  • addetti a lavori usuranti o mansioni gravose (36 anni di contributi).

Un punto da chiarire nei decreti riguarda il requisito dei tre anni e sette mesi dalla pensione di vecchiaia anche per l’APe Social: il testo della Legge di Stabilità non ne fa parola ma l’INPS ha così interpretato.

=> APe: guida INPS e legge di Bilancio a confronto

Il lavoratore riceve un trattamento pari alla pensione maturata al momento della richiesta, fino a un massimo di 1500 euro al mese, che lo accompagna fino alla pensione di vecchiaia. Nel caso in cui maturi prima la pensione anticipata, il beneficiario decade dal diritto all’APe. Il Governo non ha accettato la richiesta di prevedere un maggior numero di finestre di accesso: per il 2017 ci sono due mesi di tempo (maggio e giugno) per fare domanda, per il 2018 tre (gennaio – marzo).

=> APe social: costi, esempi e calcolo

APe Volontaria

«Serve ancora un po’ di tempo per mettere a punto dettagli importanti come il funzionamento del modulo online per la certificazione INPS e la chiusura degli accordi quadro con banche e assicurazione. INPS e istituti di credito dovranno dialogare sui dati dei lavoratori e ogni aspetto funzionale dovrà essere messo a punto perfettamente».

L’APe volontaria è un anticipo pensionistico agganciabile a 63 anni di età, 20 anni di contributi, massimo tre anni e sette mesi dalla pensione di vecchiaia. Anche in questo caso, bisogna aver maturato un assegno pari ad almeno 1,4 volte il minimo. Il lavoratore riceve un prestito, erogato dall’INPS ma finanziato dalle banche, che poi restituisce in rate ventennali nel momento in cui matura la pensione vera e propria. Il tasso sul prestito sarà intorno al 2,75% fisso, come sottolinea Leonardi più basso di quelli praticati su altre forme di prestito ai lavoratori (es.: cessione del quinto dello stipendio o della pensione.

=> Pensione: calcolo costi APe volontario

L’APe volontaria consentirà anche di trasformare il contratto in un part-time o altre forme flessibili. E’ un punto da chiarire in sede di decreti attuativi: la legge prevede che si debba smettere di lavorare per accedere all’APe social ma non si esprime sull’APe volontaria. E l’INPS – nelle schede di commento alla Riforma  - a interpretare che per l’anticipo pensionistico volontario non è richiesta la cessazione dell’attività lavorativa. Bisogna capire come il riferimento alla possibilità di trasformare il rapporto in part-time o in altre forme di lavoro flessibile si inserisca in questo quadro: è una delle varie possibilità per il lavoratore, oltre quella di cessare l’attività o chiedere l’APe e continuare a lavorare? E’ un’ipotesi che riguarda l’APe aziendale?

=> APe aziendale ed esodo Fornero, le differenze

L’APe aziendale, lo ricordiamo, è una particolare forma di anticipo pensionistico che prevede un accordo fra lavoratore e impresa, con quest’ultima che versa all’INPS un contributo correlato alla retribuzione percepita prima della cessazione del servizio, alzando il montante contributivo del lavoratore. In questo modo, l’azienda (o i fondi bilaterali), finanziano in tutto o in parte il costo dell’anticipo pensionistico.

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