Parte oggi il primo giro di tavolo tra Esecutivo e Regioni per discutere dei punti del Quarto Conto Energia di cui si potrebbe già avere subito una bozza: dopo di che il testo passerà al vaglio dalle associazioni di settore e quindi, mercoledì, all’esame del Consiglio dei Ministri.
« È necessario un ripensamento complessivo delle nostre politiche energetiche, senza il quale non vi può essere una virata decisa verso un modello economico sostenibile per i territori», ha anticipato il presidente del Veneto Luca Zaia, a margine dell’incontro in programma oggi tra i ministri Romani e Prestigiacomo, che illustreranno al tavolo delle Regioni i contenuti del decreto attuativo del “nuovo conto energia” fotovoltaico.
Per quanto concerne la bozza del Quarto Conto Energia attesa per oggi, indiscrezioni vorrebbero accantonato il modello tedesco per dare spazio alle proposte Confindutria: riduzione a scatti della tariffa incentivante al 2% per il primo quadrimestre 2011, 8-10% per il secondo e inalterato per il terzo; 10% per il 2012; 15-20% per il 2013; 50% a regime finale.
Sembrerebbe confermato anche il tetto massimo di 6 miliardi di incentivi statali erogabili per 2 GigaWatt (2/3 impianti con potenza inferiore a 200 kW) annui di fotovoltaico installabile.
Intanto, venerdì ANIE/GIFI ha indetto una tavola rotonda con gli operatori del settore per fare il punto della situazione e presentare la propria proposta sull’attuale sistema di incentivazione in vigore dal 1 Giugno 2011. Nodo cruciale, la salvaguardia degli investimenti già avviati, insieme alla necessità di evitare misure che introducano distorsioni al mercato.
Nello specifico ANIE/GIFI, a nome dell’industria fotovoltaica italiana, chiede che l’incentivazione venga considerata «un mezzo per accompagnare da un lato il mercato alla maturità e dall’altro l’industria nazionale alla piena competitività» che la riduzione avvenga in maniera graduale assecondando la riduzione dei costi dei sistemi fotovoltaici «in modo da dare stabilità al mercato»; che vengano premiati l’autoconsumo, la rimozione di eternit e l’efficienza energetica.
«Sono sicuro che sulla base di questi principi, la nostra proposta potrà garantire uno sviluppo sostenibile del mercato, una maggiore indipendenza energetica del nostro Paese e la creazione di molti altri posti di lavoro qualificati lungo tutta la filiera», sono le parole di Andrea Brumgnach di ANIE/GIFI.
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Mi auguro solo che questa volta possa prevalere il giusto della collettività e non solo l’interesse di pochi. Avere l’indipendenza totale o quasi totale, dalla corrente elettrica, significa diventare molto liberi, parlando in termini di singoli cittadini. Questo è il vero problema che sta alla base di tutto. La paura di perdere il controllo sulla popolazione, non poter più fare affidamento su quelle entrate sicure,certe, che garantiscono una sorta di immunità da qualsiasi crisi economica. La paura dell’auto elettrica, il calo dei rifornimenti alle pompe…. di sicuro non avviene in pochi anni, ma questo è la strada giusta per arrivare a questo obbiettivo, e a molti non va giù. I popoli liberi sono solo un’utopia delle moderne democrazie, dove vendono libertà ma tale non è.
Ho letto le proposte di Confindustria. Com’è possibile decurtare incentivi per il periodo in corso (tra l’altro il I quadr. è già agli sgoccioli)? Cosa comporta per aziende e privati che hanno sottoscritto in tempi non sospetti contratti con piani economici specifici? Com’è possibile non contestare le procedure individuate nel decreto legislativo che demanda a soggetti contrattualmente terzi (ovvero non il committente, non il mandante, bensì l’ente distributore) la determinazione delle tariffe incentivanti?
Già, vediamo come queste proposte troveranno corpo in un testo concreto! Intanto, in attesa di conoscere la bozza di governo sul nuovo decreto, non stupisce che aziende e fondi di investimento abbiano fatto ricorso alla UE per illegittimità del sistema di tagli adottato: http://www.pmi.it/green-economy/news/8762/decreto-rinnovabili-imprese-ricorso-alla-ue.html