Incentivi al Fotovoltaico sotto la lente: in attesa del Quarto Conto Energia, il modello tedesco viene proposto come possibile alternativa per l’Italia, in stallo dopo l’approvazione del Decreto Romani sulle Rinnovabili.
Questo perchè la Germania è oggi leader mondiale del settore, tuttavia il suo modello funziona perchè riflette dinamiche di mercato che riguardano grosse imprese e non certo le Pmi come in Italia.
Cosa cambierebbe per l’Italia se la imitassimo? PHOTON ha comparato i due sistemi.
Con l’adozione del modello tedesco, si eliminerebbe il tetto massimo annuo alla potenza incentivabile, è vero, però si dovrebbe rinunciare al sistema del “feed-in-premium” e passare a incentivi onnicomprensivi.
Non solo. Il Governo tedesco attua una riduzione programmata degli incentivi in base a: potenza installata nell’ultimo periodo; progressivo calo dei costi dovuto all’aumento della produzione mondiale.
Diverso anche il modo di concepire i sovvenzionamenti: in Germania riguardano l’immissione in rete, mentre in Italia la produzione della corrente da fonte fotovoltaica. I Tedeschi non possono cumulare incentivo e profitto per la vendita della corrente, le grandi imprese in Italia invece lo fanno. Infine, poco o niente in Germania viene destinato all’autoconsumo.
Sul fronte tariffe in Germania si va dai 21,11 centesimi di euro a chilowattora per gli impianti al suolo ai 28,74 centesimi di euro per quelli posizionati sui tetti fino a 30 chilowatt di potenza. Ma bisogna considerare che per loro l’irraggiamento solare medio è pari a 900 chilowattora per chilowatt di potenza installata, mentre da noi si raggiungono livelli ben superiori.
In Germania il ritorno economico dell’investimento è di circa il 7,4% annuo. In Italia gli indici di irraggiamento sono superiori, così come le tariffe (sia quelle praticate che quelle al vaglio): questo porta a notevoli margini di recupero d’investimento, ma anche a costi decisamente superiori a quelli esteri.
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A parte la considerazione che praticamente il terzo conto energia non è mai partito, per fare un paragone fra i diversi paesi bisogna considerare anche l’aspetto fiscale oltre gli incentivi governativi. Inoltre bisogna paragonare anche i sistemi finanziari di accesso al debito e i relativi costi…
Ma perchè non citate mai nei vostri articoli la fonte dei vostri dati? almeno uno si fa una idea ben precisa sull’attendibilità o meno dei dati.
Cordiali Saluti
Dott. Fabrizio Villani
P.s. per il resto, il sito è un gran bel sito.
Il contributo Photon ci è giunto direttamente in redazione, per cui non abbiamo un link alla fonte da inserire. Per le altre pubblicazioni, direi che cerchiamo sempre di inserire i documenti originali o il link alla fonte.
Si Fabio ha perfettamente ragione perche’ il costo del finanziamento incide notevolmente sul costo dell’impianto; Vorrei anche far notare che un impianto che produce 900KWH annui per KWP dovrebbe durare di piu’ di uno che ne produce 1600KWH annui;
Inoltre anziche’ abbattere le tariffe incentivanti si potrebbe portare il periodo d’incentivazione da 20 a 15 anni perche’ la maggior parte degli impianti sono finanziati con mutui o leasing quindicennali, alla scadenza dell’incentivazione e quindi delle rate del finanziamento l’investitore percepirà solo gli introiti derivanti dalla vendita di energia in rete;